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Muhammad Ali, il mondo saluta la leggenda. Le foto

mohamed-ali 6ROMA – È stato il più grande di tutti, il più amato, il più rispettato dagli avversari fuori e dentro il ring. Muhammad Ali, è morto a 74 anni a Phoenix. Una vera e propria leggenda ha lasciato questo mondo nella notte di venerdì sera dopo esser stato ricoverato giovedì per problemi respiratori. Ma, la vera sfida il campione l’ha combattuta e vinta per 32 anni contro il morbo di Parkinson. L’ultimo saluto al tre volte campione del mondo sarà a Louisville, in Kentucky, anche se manca ancora una data certa. Con un scarno comunicato la notizia è stata diffusa dalla famiglia che ha, poi, ringraziato “tutti coloro che li hanno accompagnati con i loro pensieri, preghiere e sostegno e chiedono rispetto della loro intimità”.

Dio si è venuto a prendere il suo campione. Lunga vita al più grande“, ha dichiarato Mike Tyson, un altro grande della boxe che non sarà mai leggenda.

Quella di Cassius Marcellus Clay, questo il vero nome di Muhammad Ali prima della conversione all’Islam, è stata una carriera sportiva senza ombre che lo ha portato molte volte ai vertici della professione. L’oro Olimpico ai Giochi di Roma nel 1960, come pugile professionista, il titolo mondiale dei pesi massimi dal 1964 al 1967, dal 1974 al 1978 e per un’ultima breve parentesi ancora nel 1978. Proprio quella medaglia di Roma che lo consacrò al mondo finì nelle acque del fiume Ohio come gesto di protesta per non essere stato accettato in un locale riservato ai bianchi. Un affronto per un campione che aveva combattuto e vinto con i colori degli Stati Uniti.

mohamed-ali 3Poi arrivarono i match, nel 1964 e ’65, per il titolo dei massimi con il pluri campione Sonny Liston, sconfitto alla settima ripresa la prima volta e alla prima la seconda volta. Anni importanti per Alì e non solo per la carriera pugilistica ma anche per la vita. La conversione all’Islam, il rifiuto, il 29 aprile 1967, di partire per la guerra del Vietnam, “non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro” dichiarò alla Tv. Scelte coraggiose che gli impedirono di combattere fino al 1971. La scelta di non combattere una guerra che non sentiva gli costò, infatti, la sospensione della licenza sportiva. Fu, poi, il tempo dell’incontro del secolo con Joe Frazere poi quello con George Foreman, ‘ripreso’ dal film “The Rumble in the Jungle” e ancora una volta lo ‘scontro’ con Frazer.

Dopo l’ascesa inarrestabile, l’11 dicembre 1981 il suo ultimo incontro perso ai punti contro Trevor Berbick. Riportando la lunga carriera ai soli numeri è possibile raccontare di 61 incontri con 56 vittorie, di cui 37 per ko; cinque invece le sconfitte, di cui una sola prima del limite a opera di Larry Holmes nel 1980. Dal ring alle lotte sociali e contro le discriminazioni di ogni sorta il passo per Muhammad Ali fu breve. La sua vita privata tormentata come quella pugilistica, quattro mogli, sette figlie e due figli. Infine la lotta al Parkinson, malattia che consegnò al mondo anche l’immagine mai doma del campione. Indimenticabile la mano tremante di Ali che accende la fiaccola delle Olimpiadi di Atlanta 1996.