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La storia di Yusra, dalla Siria a Rio2016

ROMA – Il nuoto le ha salvato la vita e le ha permesso di aiutare anche chi, come lei, rischiava di annegare in una delle tante traversate che migliaia di profughi sono costretti a fare per mettersi in salvo dalle guerre che colpiscono le loro terre d’origine. E sempre il nuoto oggi le sta per regalare una nuova vita. E’ la storia di Yusra Mardini, una ragazza di 18 anni di origine siriane, che gareggerà alle Olimpiadi di Rio 2016 nella squadra di profughi selezionata dal CIO.

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L’anno scorso Yusra, mentre cercava di raggiungere le coste greche, si è buttata in mare dopo che il motore del gommone su cui viaggiava insieme ad altre venti persone si è rotto. Si è fatta forza e insieme alla sorella e ad un’altra ragazza ha trascinato la barca fino alla riva, mettendo così tutti in salvo.

Nonostante il freddo e la fatica Yusra è riuscita a portare se stessa e i suoi compagni di viaggio sull’isola di Lesbo, una meta che è diventata il punto di partenza per iniziare una nuova vita.

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“Sarebbe stato vergognoso se le persone sulla nostra barca fossero annegate – ha dichiarato Yusra Mardini all’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, una volta arrivata a Berlino – C’erano persone che non sapevano nuotare. Io non avevo intenzione di lamentarmi che avrei potuti annegare. Se dovevo morire almeno volevo farlo essendo fiera di me e di mia sorella”.

Insomma grazie alla sua determinazione Yusra è riuscita a fare l’impensabile. Insieme a un suo connazionale anche lui nuotatore, a due judoka della Repubblica Democratica del Congo, un maratoneta etiope e cinque mezzofondisti del Sud Sudan, volerà a Rio e terrà alta la bandiera di  un “paese di 60 milioni di persone che non e’ paese”, ha detto Thomas Bach, presidente del CIO.