Dialogo al buio

Dialogo al buio

 

Lunedì 18 Aprile, con la mia classe, la 4AM, siamo andati a Milano, per fare un’esperienza davvero particolare e suggestiva : un vero e proprio dialogo, con percorso totalmente al buio.

Siamo partiti con il treno alle ore 6:50 da Grumello, con direzione Milano Centrale. Negli occhi dei miei compagni riuscivo a notare ancora la stanchezza per il risveglio mattutino.

Ad accompagnarci in questa esperienza, c’erano il Prof. Zamblera e la Prof.ssa Micheli.

Arrivati alla stazione di Milano, abbiamo percorso circa 2km a piedi e, grazie ad un buon navigatore, il Prof. Zamblera, siamo giunti alla meta prestabilita: l’Istituto Ciechi di Milano.

L’infrastruttura era un palazzo abbastanza antico ma rimodernato e ristrutturato, anche se essendo già in ritardo, non abbiamo avuto modo di visitarlo.

Ci siamo recati subito in una specie di appartamento all’interno del palazzo dove ci hanno accolto molto calorosamente.

Ci hanno fatto subito accomodare in una stanza molto cupa, chiamata “camera del prebuio” dove la nostra prima guida, non vedente , ci ha esposto quella che sarebbe stata l’esperienza, inoltre ci ha spiegato anche molto bene la differenza tra le varie forme di cecità.

Dopo una mezz’ora di introduzione, la nostra guida, con l’aiuto dei professori, ci ha diviso in 3 gruppi da 6; il mio, capitanato dal Prof. Zamblera, è stato il primo ad entrare nel buio. Prima di iniziare il percorso ci hanno chiesto gentilmente di depositare i nostri zaini, telefoni o comunque tutto cio che facesse luce in alcuni armadietti, portando con noi solo delle monete da 1/2 euro da tenere in tasca.

All’inizio del percorso una signora ci ha dato dei bastoni per non vedenti e ci ha spiegato come utilizzarli, dopo di che abbiamo iniziato il nostro percorso, prima passando per un tunnel con delle piccole luci in basso per abituare l’occhio al buio e, poi, entrando completamente nell’oscurità più totale.

All’inizio del tracciato, ci aspettava la nostra guida che, con molta simpatia e determinazione, ci ha fatto ambientare in una situazione per noi sconosciuta, ma per lei vissuta ogni giorno.

Abbiamo iniziato a seguirla, come non saprei dirvelo nemmeno io, fino ad arrivare in una stanza che rappresentava una foresta; un sacco di rumori ci hanno avvolto e con l’aiuto del tatto abbiamo distinto le varie piante che ci circondavano. La guida, con una grande dote, riusciva sempre a recuperaci in caso di smarrimento e a tenerci in fila indiana. Subito dopo la foresta, abbiamo sentito un forte odore di caffè che ci ha avvolto; due passi davanti a noi c’erano dei cestini con dentro chicchi di caffè vero e proprio che ci hanno fatto capire quanto si era accentuato il nostro olfatto non utilizzando la vista.

Dopo siamo andati a finire su una barca… no, tranquilli, non c’era anche un lago nel percorso, era solo una stanza che simulava un viaggio in barca. La guida ci ha fatto sedere su una specie di panchina che dopo pochi secondi ha iniziato a muoversi e a riprodurre il rumore di un’ imbarcazione che viaggiava ad alta velocità, con vero vento che ti scompigliava i capelli e con delle onde che ti sballottolavano su e giù. Ma la cosa straordinaria è quando la nostra conducente ci ha fatto notare che dietro di noi c’era vera acqua. Questo faceva capire quanto erano realizzati bene i luoghi che visitavamo.

 Scesi dalla barca, siamo entrati nel mercato di Milano dove un sacco di rumori e odori ci hanno investito, con il tatto abbiamo riconosciuto magliette e felpe appese, frutta e verdura, perfino una moto e una panda parcheggiata poco più avanti.

Successivamente abbiamo raggiunto un’altra saletta dove, attaccate al muro, erano scritte frasi in rilievo e disegnate forme di animali tridimensionali; noi, con l’utilizzo sempre del tatto, dovevamo decifrare le frasi e riconoscere i vari animali.

L’ultima parte del tragitto è stata la più sorprendente: eravamo in un bar e dietro a un vero bancone c’era la nostra guida che ci avrebbe fatto da barista. Ecco lo scopo delle monetine che ci avevano detto di portare con noi; abbiamo comprato un paio di caffè, due succhi di frutta e una bottiglia d’acqua naturale, tutto con resto esatto e scontrino fiscale.

Era strabiliante sentire come, senza vedere nulla, riuscisse a usare la cassa, a fare il caffè, senza versarne un goccio in terra.

Dopo averci fatto accomodare attorno a un tavolo dalla forma circolare, ci ha ringraziato di aver avuto fiducia in lei durante il percorso e, sentendo l’altro gruppo arrivare, ci ha dovuto subito salutare. Un’altra ragazza ci ha accompagnato all’uscita dove, un po infastiditi dalla luce abbiamo scritto delle nostre considerazioni su un quaderno.

Usciti completamente dal percorso ci siamo diretti a recuperare i nostri oggetti negli armadietti e, in seguito, abbiamo compilato una scheda di valutazione dell’esperienza.

Dopo averla consegnata e ringraziato lo staff, siamo andati a sederci su delle panchine dove abbiamo aspettato gli altri nostri compagni. Su suggerimento del prof. Zamblera, iniziai a intervistare i miei compagni di classe chiedendogli di interpretare una frase molto significativa che era scritta sulla parete esterna del appartamento: “cosa significa per te non occorre guardare per vedere lontano?”.

Dopo le interviste ci siamo recati in centro per il pranzo e, verso le 14:30, con la metro, siamo arrivati in stazione centrale dove abbiamo preso il treno che ci ha riportati a casa.

Questa esperienza mi ha fatto capire quanto siamo fortunati ad avere il dono della vista, ma anche quanto utilizziamo poco gli altri sensi. Mi ha sensibilizzato molto verso le persone non vedenti e mi ha fatto anche capire quanto noi possiamo imparare da loro a sfruttare meglio tutte le nostre potenzialità.

E per voi cosa significa: “non occorre guardare per vedere lontano?”.

Concludo citando una celebre frase, tratta del un bellissimo libro, de Il Piccolo Principe:

Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi’

 Luigi Marangio 4° Marketing ISSS. Riva Sarnico

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