Pizzaioli non si nasce, si diventa. Proposto l’albo professionale

pizzaioli 2ROMA –  La pizza, un patrimonio italiano da proteggere e custodire con cura anche attraverso la giusta formazione degli operatori del settore. Approda così in Senato – alla 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) – la proposta di legge per l’istituzione dell’Albo professionale dei pizzaioli. Una proposta che porta, in calce, la firma del senatore Bartolomeo Amidei.

Pizzaioli e pizze – I numeri parlano chiaro

Il mondo della pizzeria, in Italia, scrive il senatore nella presentazione del disegno di legge, rappresenta circa il 50 per cento del fatturato della ristorazione tradizionale. “Le pizzerie, i ristoranti-pizzeria, le pizzerie d’asporto, al taglio e a domicilio sono circa 48.000 in cui lavorano circa 100.000 pizzaioli. Ogni esercizio commerciale produce in media ottanta pizze al giorno, quindi 4 milioni di pizze sono consumate quotidianamente in Italia presso tali locali. In trecento giorni lavorativi le pizzerie producono oltre un miliardo di pizze e vi è l’insoddisfazione per la situazione in essere e la volontà, motivata e giustificata, di tutti i pizzaioli italiani, di conseguire il riconoscimento ufficiale della qualifica di pizzaiolo quale attività professionale prevista dall’ordinamento nazionale”.

Pizzaioli, il vuoto legislativo

Attualmente, infatti, spiega Amidei la qualifica di «pizzaiolo», a livello nazionale, non esiste: oggi rappresenta un «lavoratore fantasma», privo di titoli giuridicamente efficaci dal punto di vista professionale, anche se in realtà soddisfa i requisiti professionali di un operatore particolarmente specializzato, in grado di svolgere attività dirette alla preparazione di pizze, calzoni e focacce presso pizzerie e ristoranti. A tal proposito, il presente disegno di legge è volto a sanare il vuoto legislativo creatosi nel corso degli anni, prevedendo da un lato il riconoscimento della qualifica di pizzaiolo e dall’altro istituendo un apposito albo nazionale dei pizzaioli professionisti”. Ma il DDL 2280 ha anche altre finalità come il “sostenimento, da parte delle associazioni nazionali di pizzaioli, della candidatura della pizza a patrimonio dell’UNESCO, o anche definito patrimonio culturale immateriale dell’umanità”.

Pizzaioli, il disegno di legge in dieci articoli

Con il primo il riconoscimento della qualifica professionale di pizzaiolo previa frequentazione di uno specifico corso, al successivo superamento di un esame teorico-pratico. L’articolo 2 reca le modalità attraverso le quali si riconosce la qualifica professionale di pizzaiolo, mentre l’articolo 3 stabilisce i requisiti in base ai quali si può ottenere il diploma di pizzaiolo, previo esercizio della professione per almeno diciotto mesi, frequenza di un apposito corso di specializzazione e superamento di un esame teorico-pratico. Gli altri articoli vanno dalla registrazione della qualifica – da effettuare a cura delle associazioni nazionali – all’istituzione dell’albo nazionale  quale condizione necessaria per l’esercizio dell’attività professionale. Ancora i requisiti per l’iscrizione al medesimo albo, l’erogazione di un contributo economico da parte degli iscritti, il sostenimento della candidatura della pizza a patrimonio dell’UNESCO e la copertura finanziaria valutata in 5 milioni di euro.