attualita

30 anni fa la mano de dios e Maradona ascese all’Olimpo

Maradona manodedios 2ROMA – Sono trenta ma sembra ieri. Sembra ieri che c’era Maradona, sembra ieri che quel folletto irraggiungibile incantava platee, esaltando cuori e irridendo avversari. Ma ieri non è, anzi: per la precisione sono passati trecentosessanta mesi da quando il Diego universale mostrava al mondo intero che le guerre si vincono anche quando si perdono. 22 giugno 1986, mondiale messicano, quarti di finale che oppongono gli argentini ai nemici, da quattro anni diventati giurati, inglesi.

Non è solo una partita,non può esserlo: quattro anni prima più di seimila ragazzi argentini, con addosso le insegne di uno dei più decadenti eserciti al mondo, hanno avuta per sempre cambiata la vita. Seicentoquarantanove l’hanno invece perduta. È la guerra delle Falkland, la prima guerra in tempo di pace tra stati giuridicamente alleati. Un piccolo arcipelago conteso tra una dittatura al collasso e una lady che con l’occasione diventa di ferro. È la prima volta che il destino, assai cinico e baro, pone di fronte le due nazionali dalla fine del conflitto. Maradona e compagni sanno che non c’è storia: la partita non si gioca, si vince; lo si deve ai morti dell’incrociatore Belgrado, trecento marinai mitragliati dagli inglesi.

E la partita la vince, Maradona su tutti. Sosterrà essere stato Dio a farlo saltare con il pugno chiuso, simultando un colpo di testa che nel repertorio del fuoriclasse proprio non c’è. Bisognava vincere, umiliando i sudditi di Sua Maestà. L’Argentina vincerà il mondiale, Maradona passerà alla storia: un paese festeggerà ma col cuore sanguinante perché non c’è pace senza giustizia: Las Malvinas soy Argentina!