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Greenpeace, i promossi e bocciati della campagna Detox My Fashion

Greenpeace lista azienda moda inquinantiROMA – La salvaguardia e la salvezza del pianeta Terra passa anche da ciò che indossiamo tutti i giorni. Camicie, pantaloni, scarpe e biancheria intima possono fare la differenza tra un mondo green ed uno altamente inquinato e in pericolo. Difficile a credersi, ma è proprio così. Per capire l’impatto ambientale della moda basta seguire la campagna ‘Detox My Fashion’ di Greenpeace. Una richiesta di collaborazione che l’Associazione ha chiesto ai grandi marchi della moda per scongiurare l’uso di sostanze tossiche nella lavorazione dei capi d’abbigliamento.

Detox My Fashion – in cosa consiste la campagna

“Nel 2011 – quando abbiamo lanciato la campagna Detox My Fashion – l’impegno di grandi marchi come Adidas, Puma e Nike a eliminare le sostanze tossiche ha rappresentato un passo importante nella campagna Detox. Negli anni successivi, quando ci siamo rivolti ad altre aziende, il settore si è mostrato reticente”. Si apre così, sul sito di Greenpeace, l’intervento di Giuseppe Ungherese, Responsabile Campagna Inquinamento Greenpeace Italia. “Ciò che Greenpeace ci chiede di fare è impossibile”, rispondevano le aziende, “Nessun marchio internazionale della moda può rendere completamente trasparenti le proprie filiere produttive e eliminare tutte le sostanze tossiche da ogni fase di lavorazione”. Per decenni le industrie tessili hanno utilizzato l’ambiente – e in particolare i corsi d’acqua di tutto il mondo – come delle vere e proprie discariche a cielo aperto, pratica resa possibile da leggi e regolamentazioni insufficienti. Per le comunità che vivono vicino ai complessi manifatturieri l’inquinamento delle acque è diventato, purtroppo, una spiacevole realtà con cui convivere ogni giorno.

Moda e inquinamento, l’impegno delle aziende a favore di Detox

E’ questa la terza edizione della ‘Sfilata Detox’, nella quale vengono valutati i progressi dei marchi della moda nel rispettare gli impegni presi – la completa eliminazione di tutte le sostanze chimiche pericolose entro il 2020 – sottoscrivendo l’impegno Detox. Negli ultimi due anni, sottolinea ancora Ungherese, l’intero settore ha dimostrato, nei fatti, un impegno non trascurabile. “Ad oggi 76 aziende, che rappresentano circa il 15 per cento della produzione tessile mondiale, si sono impegnate ad eliminare le sostanze chimiche pericolose entro il 2020. Tra le italiane a sottoscrivere l’impegno Detox, oltre a marchi famosi come Benetton, Valentino e Miroglio, ci sono ben 50 aziende tessili. Di queste, 27 appartengono al distretto di Prato, il più grande distretto tessile europeo, che di fatto è diventato il cuore della rivoluzione del settore in atto nel nostro paese”.

Detox My Fashion, promossi e bocciati

Nella Sfilata Detox, resa pubblica in queste ore, Greenpeace rende noti i progressi compiuti da 19 marchi internazionali della moda per raggiungere l’obiettivo “scarichi zero” del 2020. “Due grandi marchi mondiali, H&M e Zara (Inditex), insieme all’italiana Benetton, sono le aziende che hanno compiuto i progressi più importanti e rientrano nella categoria “Avanguardia”. Queste aziende hanno lavorato molto bene negli ultimi anni, eliminando le sostanze tossiche dalle loro filiere produttive e garantendo un’informazione trasparente sugli scarichi di sostanze chimiche da parte dei propri fornitori”. Dei restanti 16 marchi presenti in classifica ben 4 (Nike, LiNing, Esprit e Victoria’s Secret), inserite nella categoria “Retrovie”, si stanno muovendo nella direzione sbagliata. 12 fanno parte della categoria “La moda che cambia” – Mango, Levis, Burberry, Valentino, Puma e Adidas solo per citarne alcuni – ovvero hanno compiuto numerosi progressi e sono sulla strada giusta, tuttavia devono muoversi più in fretta per raggiungere gli obiettivi previsti per il 2020.

Un impegno costante (e di tutti) per un mondo più ‘verde’

Non solo le aziende – che nei prossimi anni saranno ancora oggetto di valutazione di Greenpeace nell’ambito Detox – ma tutti possiamo fare la nostra parte per garantire alla Terra un futuro più sostenibile. Basta poco. Scegliere aziende in grado di certificare il progresso virtuoso delle loro produzioni o, ancora, evitare lo spreco allungando il ciclo di vita dei nostri capi di abbigliamento. Utilizzare abiti confezionati con materie prime naturali può essere un altro atto green. Senza parlare poi dell’uso dei detersivi (oggi in commercio molti sono biodegradabili) e delle confezioni in plastica degli stessi. Con un po’ di accortezza si possono scegliere i detersivi alla ‘spina’ o le semplici ricariche. Anche in questo campo, alcune note aziende di saponi stanno facendo veri e propri passi da giganti.