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Pamplona, tra morte e tradizione. Storia di un rito senza tempo

pamplonaROMA – Pamplona, 7 luglio festa di San Firmino, festa dei tori. Un rito antico, collettivo e senza tempo che si rinnova ogni anno senza perdere il suo fascino originario. Fascino immortalato in Fiesta (Il sole sorgerà ancora) il primo romanzo di Ernest Hemingway che venne pubblicato a New York nel 1926. Una storia, quella dello scrittore statunitense, che indaga dell’amore ma anche della morte, della virilità e del rapporto dell’uomo con la natura. Un’analisi profonda condotta mentre i protagonisti del romanzo si muovono per le stradine di Pamplona in attesa dell’Encierro.

È questo il nome dell’evento clou tra quelli dedicati a San Firmino, la folle corsa davanti ai tori. Quella di oggi è durata appena due minuti e 28 secondi, un tempo sufficiente per lasciare sul terreno, come riporta il quotidiano “El Pais”, quattro feriti lievi. La festa, incominciata oggi e che si concluderà il prossimo 14 luglio, è stata preceduta, come accade ormai da anni, dalle proteste degli animalisti. Ieri è stato il loro giorno. Tutti in strada seminudi a chiedere “Vogliamo San Firmino senza sangue”, poi il gesto eclatante. Gli attivisti si sono rovesciati addosso liquidi rosso sangue. L’effetto è stato impressionante ma, come al solito dalla fine del XIX secolo, poco dopo le dodici di oggi, la corsa ha preso il suo avvio.

A Pamplona dobbiamo andare con una calza ed un calzino. A Pamplona dobbiamo andare con una calza ed un calzino

Sono questi gli ultimi versi dell’inno che si canta in apertura dei festeggiamenti di San Firmino e immediatamente prima dell’Encierro. Tutto ha inizio il 6 luglio quando, dal balcone del municipio, il sindaco lancia il chupinazo, o txupinazo, come scrivono i baschi: il razzo che annuncia le feste. Poi è tutto un bere vino fino all’ubriacatura collettiva.

Pamplona, come si svolge la corsa dinanzi ai tori

825 metri. Tanto dura la corsa a perdifiato di centinaia di partecipanti, tra spagnoli e turisti, amanti dell’adrenalina, provenienti da ogni parte del mondo. Il percorso inizia dai recinti degli animali, pamplona protestealla base della salita di Santo Domingo, poi si sale verso la Plaza Consistorial per svoltare verso via Mercaderes. È la volta poi della calle Estafeta che conduce per il tratto di Telefonica fino alla strettoia Callejón, che porta alla Plaza de Toros. Gli uomini fuggono dinanzi a sei tori e otto buoi. Animali imponenti che percorrono il tragitto ad una velocità media di 25 Km/h. Per salvarsi la vita bisogna correre più veloce. I tori seguono i buoi e più restano indietro più diventano pericolosi nel loro intento di riunirsi al gruppo.

Pamplona, i tori

La mandria dell’Encierro è composta da sei tori e otto buoi. Nel corso della festa vengono selezionate ben 8 mandrie. Questo vuol dire che ogni giorni i protagonisti a quattro zampe cambiano. I tori, infatti, vengono dopo la corsa selezionati per le corride ed è facile immaginare la fine che li attende. Nessun toro che lascia il recinto durante l’encierro può fermarsi o tornare indietro. Ad assicurarsi che ciò non accada un gruppo di pastori che li spaventa costantemente durante tutto il percorso.

“Pamploneses. Viva San Fermín, Gora San Fermin!”

Pamplona, la preghiera dei partecipanti

«A San Firmino, il nostro patrono, chiediamo che ci guidi nell’encierro dandoci la sua benedizione. A San Firmino, il nostro patrono, chiediamo che ci guidi nell’encierro dandoci la sua benedizione.» Ai versi segue l’intonazione, che si ripete per tre volte, alle 7:55, 7:57 e 7:59. Questo cantano i folli coraggiosi dell’Encierro. Uomini che hanno superato i 18 anni d’età e che non possono presentarsi al via ubriachi o ‘alterati’. Ad ogni corsa partecipano circa 2mila corridori ma nel fine settimana il loro numero sale fino a oltre 3500.

Pamplona, curiosità

(fonte Wikipedia)

L’encierro più lungo della storia documentata avvenne l’11 luglio 1959, durò la bellezza di 30 minuti, invece il più rapido il 14 luglio 2015 terminò in solo 2 minuti e 5 secondi, tuttavia l’11 luglio 1997 un toro chiamato Huraño, impiegò appena 1 minuto e 45 secondi per compiere l’intero percorso. Tra il 1922 e il 2009 ci sono state 15 vittime, spesso causate dagli animali, ma in paio di occasioni due persone sono state uccise nello stesso giorno da parte del medesimo toro; accadde il 10 luglio 1947 ad opera di Semillero ed il 13 luglio 1980 per colpa di Antioquio. L’ultima tragedia è del 10 luglio 2009, protagonista Capuchino. Altri tori sicuri responsabili di incidenti mortali furono: Reprochado nel 1969, Palmello nel 1974, Navarrico nel 1975, Silletero nel 1977, Castellano nel 1995 e Castillero nel 2003. Il 12 luglio 2004 e lo stesso giorno del 2007, ben otto persone vennero incornate, infine il 9 luglio 1994 si contò il numero record di feriti anche se lievi (107).