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Su Twitter Isis perde la sua battaglia social

isis facebook twitterROMA – Su Twitter Isis perde la sua battaglia social. La guerra allo Stato islamico, come tutti i conflitti moderni, si combatte anche sul campo neutro della ‘Rete’. Internet, con tutte le sue app e i suoi siti, può essere considerato un ‘mare sconfinato’ dove i gruppi armati possono farsi pubblicità, acquisire nuovi adepti e, soprattutto, scambiarsi le informazioni necessarie per portare a termine attentati e operazioni di guerra. Il califfato, in questo senso, non fa eccezione. Ecco perché l’amministrazione americana, con l’aiuto delle società proprietarie di app e social network, ha investito e sta investendo ingenti somme per questa guerra 2.0.

Isis, la propaganda cinguetta

Fino a qualche mese fa era Twitter il social preferito dal ‘Califfato nero’. Di cinguettio in cinguettio, l’Isis ha diffuso sul microblog immagini dei suoi orrori e cercato nuovi proseliti. Ogni account riconducibile ai terroristi vantava, in media, oltre mille follower. Con Twitter sfruttate anche le potenzialità di Youtube e Facebook, quest’ultima però in maniera minore. Poi Google e gli altri social network hanno chiuso le porte di ingresso al Califfato. Censurati video e immagini crude fin dal momento della loro prima diffusione. In questo modo si è reso impossibile che i video diventassero virali. Cosa accaduta con le prime decapitazioni ordinate dai guerriglieri nei confronti dei cittadini stranieri.

Isis, la contro propaganda (americana)

La Rete, ma in particolare Twitter, Youtube e Facebook, è stata invasa da contro messaggi dell’amministrazione statunitense. Post e cinguettii che, negli ultimi mesi, si sono pian piano evoluti. I primi erano solo in lingua inglese e riportavano il marchio del governo a ‘stelle e strisce’. Oggi sono più fantasiosi e soprattutto anche in lingua araba. Mostrano donne sottomesse, bambini sfruttati come kamikaze e tutti gli orrori che possono essere fatti risalire allo ‘Stato islamico’. Postate anche le sconfitte militari dell’Isis. Quella da abbattere, insomma, è la credibilità del califfato e la sua propagandata invincibilità.

Isis, la guerra 2.0 in numeri

Per ogni post o cinguettio pro jihadisti, in rete, ne vengono diffusi sei di segno opposto. I dati sono stati resi noti dall’Associated Press. Le comunicazioni pro Isis sono crollate del 45%. I follower che seguono gli account in qualche modo legati ai terroristi sono scesi in media da mille a circa 300. Un successo che l’amministrazione americana sta portando a casa anche grazie ai grandi colossi del web. Giusto ricordare che anche Mark Zuckerberg e Jack Dorsey, rispettivamente patron di Facebook e Ceo di Twitter, sono finiti nel mirino delle minacce dei terroristi islamici.

 Ecco un esempio delle immagini diffuse dagli americani. Le scritte inserite nell'orsacchiotto sono eloquenti: "slaughters childhood," 'kills innocence," "lashes purity" or "humiliates children."

Ecco un esempio delle immagini diffuse dagli americani. Le scritte inserite nell’orsacchiotto sono eloquenti: “slaughters childhood,” ‘kills innocence,” “lashes purity” or “humiliates children.”