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Inclusione e aggregazione, con la ‘Scuola al Centro’ coinvolte quattro città

GIANNINI MILANO 2MILANO – “Questa scuola e’ un combinato composto da elementi particolari: c’e’ la formazione ordinaria ai piccoli, c’e’ un’associazione culturale che lavora a stretto contatto con la scuola ma e’ anche aperta al territorio, agli adulti e quindi non solo ai piccoli, e c’e’ un piccolo centro diurno del nag per i richiedenti asilo e i rifugiati politici”. Con le parole dell’assessore comunale Gabriele Rabaiotti si inquadra perfettamente quello che e’ il progetto ‘La scuola al centro’, iniziativa promossa dal MIUR al fine di favorire inclusione, aggregazione e integrazione nei contesti periferici piu’ disagiati dell grandi citta’.

La scuola al centro, il progetto

Per ora il progetto, che in sede di bando aveva stanziato 10 milioni e che ha visti per ora impiegati 5,8, sono state coinvolte 400 scuole di quattro citta’: Palermo con il 89 istituti, Roma con 93, Napoli con 148 scuole e Milano con 93. Le attivita’ extrascolastiche dell’istituto comprensivo Ilaria Alpi al quartiere Barona, destinatario della visita del ministro Stefania Giannini che ha visitato la struttura accompagnata dai dirigenti scolastici e dal direttore generale dell’ufficio scolastico regionale Delia Campanelli, sono prettamente rivolte alla pratica musicale, con sezioni per imparare strumenti musicali classici come violino, flauto, o pianoforte. Poi pero’ vi sono anche attivita’ motorie con laboratori di yoga e di pilates: “Questo vuol dire- aggiunge Rabaiotti -che la scuola ha iniziato a diventare un centro civico, un centro di comunita’, un centro di questo quartiere”. Da li’ il nome di un’iniziativa ambiziosa, ossia quella di coinvolgere le aree piu’ disagiate in un progetto in cui inserire proprio la scuola al centro di una dinamica per includere “queste zone di frontiera dive al dI la’ c’e’ solo l’oceano”, per riprendere le parole del vicepreside Giampaolo Grazioli, che ricorda come in questo istituto si organizzino anche corsi per studenti disabili. Insomma, dalla periferia al centro del mondo il passo e’ piu’ breve di quel che si possa pensare, e il ponte che ci permette di guadare il fiume e’ proprio la scuola.

La scuola al centro, la parola a Delia Campanelli direttore dell’Usr Lombardia

La scuola puo’ aiutare a risolvere i problemi di inclusione e di integrazione della nostra societa’? Parla Delia Campanelli, direttore generale dell’ufficio scolastico regionale lombardo, interpellataGIANNINI MILANO 3 dall’agenzia Dire: “La scuola non puo’- dice – la scuola è”, specificando come la caratteristica principale della scuola stia nel fatto che “e’ il centro di ogni comunita’ attiva nel bene”. Dunque per Campanelli “la scuola non puo’ risolvere, la scuola risolve tantissimi problemi che abbiamo sui territori”. Il direttore generale dell’USR e’ intervenuta a margine della visita del ministro dell’istruzione Stefania Giannini al plesso di via San Colombano, di proprieta’ dell’istituto ‘Ilaria Alpi’ di Milano. La visita di Giannini e’ legata all’iniziativa promossa dal governo dal titolo ‘La scuola al centro’, un percorso che, come dice Campanelli, “per ora viene sperimentata in 4 citta’ d’Italia tra cui Milano”, e che proprio nel capoluogo lombardo coinvolge “84 scuole di frontiera che non hanno chiuso i battenti al termine delle attivita’ didattiche” e che invece, come ribadisce il direttore dell’Usr “hanno continuato ad operare per gli studenti, per le famiglie, per i cittadini”. Questo perche’ a detta di Campanelli, “deve consolidarsi e prendere piede l’idea di scuola come bene comune che risponde concretamente ai bisogni dei territori, soprattutto di quelli piu’ disagiati come quelli dell’hinterland milanese”. Ecco il motivo di un progetto cosi’ importante che prevede 10 milioni messi al bandi, di cui 5,8 milioni effettivamente richiesti. Un progetto volto a rendere gli istituti scolastici, come ricorda Campanelli, in “centri di incontro, di aggregazione e di formazione con percorsi laboratoriali di didattica integrativa che consentono ai ragazzi di recuperare il tempo che potrebbero spendere sulla strada” avendo come alternativa “una comunita’ sana buona e brava come la scuola di oggi”. Scuola di oggi in cui, sottolinea la dirigente dell’ufficio scolastico regionale, i ragazzi possono “realizzare i loro progetti in un contesto come che consente di elaborare progetti di vita per il loro futuro”.

La scuola al centro, la parola a Giampaolo Grazioli istituto comprensivo “Ilaria Alpi” di Milano

“Qui è una zona di frontiera e io dico sempre che oltre c’è l’oceano perché qui finisce Milano e questa zona patisce di tutte le difficoltà delle zone periferiche”. Queste le parole del vicepreside Giampaolo Grazioli, vero e proprio motore delle attività extrascolastiche per l’istituto comprensivo “Ilaria Alpi” di via San Colombano, in Barona, periferia sud-ovest della metropoli meneghina. La scuola è una dei 400 istituti beneficiari dell’iniziativa promossa dal MIUR “La scuola al centro”, un progetto ambizioso volto a riqualificare le aree urbane periferiche proprio grazie alle iniziative didattiche e culturali: “Per noi questo progetto è il supporto di una buona pratica che esiste già – spiega Grazioli – infatti questo spazio non è proprio scuola ma l’associazione collegata adcessa”, realtà che “in qualche modo dilata di ciò che viene fatto alla mattina ma senza i vincoli temporali e spaziali della scuola”. Come sottolinea il vicepreside, “qui siamo aperti quasi 24h su 24h e siamo un presidio sul territorio a livello culturale”, attingendo risorse anche dalla scuola, “come dal bando che in questo caso abbiamo vinto” e con cui “riusciamo a dilatare su tutto il territorio questo tipo di missione”. Nello specifico, in cosa consistono queste attività? “Le attività extrascolastiche di questa associazione sono innanzitutto musicali”, fa sapere Grazioli, quindi “lezioni musicali sui singoli strumenti come chitarra, violoncello, pianoforte, violino, flauto e percussioni”. Poi c’è un coro che è collegato al coro della scuola: “il coro della scuola è composto da circa 250 ragazzi e alla sera i genitori di questi ragazzi e i docenti si riuniscono e studiano lo stesso repertorio classico- dice il vicepresidente -Ci sono corsi di ginnastica e di pilates per genitori dalla schiena un po’ incriccata o per chi non è neanche genitore ma vive semplicemente il territorio”. Nn solo musica, non solo ginnastica: “Ci sono corsi di pittura, c’è una zona living dove la gente si rilassa col bookcrossing e ci si scambia idee”. Insomma tutto secondo la logica della “scuola oltre le mura della scuola” e anche oltre l’età: “ci sono anche nonni, ma la cosa bella è vedere i ragazzi che suonano e i genitori che approcciandosi allo strumento grazie ai figli decidono poi di prendere lezioni, collaborando così a produrre armonia”, racconta Grazioli alla Dire, che poi ringrazia un professore che su dedica all’insegnamento musicale ai ragazzi disabili, anche perché come dice il vicepreside “anche loro hanno diritto ad esprimere la loro musica”. Un diritto di tutti, un principio da preservare: “Io dico sempre ai miei allievi che nessuno ha diritto di spegnere la loro musica quindi coraggio”, conclude il vicepreside.