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Diregiovani a Rio 2016, Federer shock: rinuncia ai Giochi, il menisco fa crac

federerROMA – È la notizia “più notizia” di tutte quelle che il frenetico calderone dei prossimi giochi olimpici poteva dare. Più dei ritardi nei lavori di ultimazione del villaggio olimpico, con i vari comitati olimpici costretti ad assoldare schiere di elettricisti, idraulici e tecnici di ogni genere; più della crescente tensione riguardo i rischi del terrorismo che agitano i sonni dei governanti brasiliani;più dell’empasse istituzionale causata dalla congiunta rinuncia a partecipare alla cerimonia di apertura da parte degli ex presidenti Lula e Rousseff , vale a dire chi volle i giochi anni fa e chi ha accolto la torcia olimpica agli inizi del mese.

Roger Federer rinuncia ai Giochi

Roger Federer non parteciperà all’Olimpiade, e più in grande, si ferma per il resto della stagione: traditore fu il menisco del ginocchio sinistro operato lo scorso inverno. Ce lo immaginiamo sconsolato e incredulo come quando (raramente) il campo gli riserva amarezze, affidare la pesante decisione al front della sua pagina Facebook. È tutto un descrivere come la decisione sia in totale accordo col suo staff e con il personale medico che lo segue:

“I medici mi hanno detto che se voglio giocare ancora libero da infortuni nei prossimi anni, come ho intenzione di fare,

devo dare al mio ginocchio e al mio corpo il giusto tempo per recuperare”.

Roger Federer un anno nero

E si che questa, sarebbe stata la quinta Olimpiade del campione svizzero, quella della rivincita contro Murray, che a Londra 2012 gli lasciò solo l’argento. Ma, come dice l’adagio popolare, “se può piovere, diluvierà”, anche il più distratto dei fan di King Roger sapeva che quest’anno resterà uno dei più negativi nella storia sportiva del trentacinquenne di Basilea: si comincia con l’operazione al menisco di febbraio, il virus a Miami a marzo non appena rientrato in campo, la schiena a Madrid a fine aprile che poi lo ha costretto a non giocare il Roland Garros dopo 65 Slam consecutivi.

Roger Federer, la Svizzera senza portabandiera

Nessuno si sorprende, dunque, se il vecchio leone passa la mano. Sedici anni dopo la sua prima apparizione sotto i cinque cerchi, a Sidney 2000, dove tra l’altro nacque l’amore con Miroslava “Mirka” Vavrinec, la Svizzera perde il suo (sempre presente) portabandiera, capitano, simbolo nel mondo. E citando un altro adagio popolare, vale a dire “non può piovere per sempre”, speriamo solo che, al villaggio olimpico, gli appartamenti della Svizzera siano tra quelli completati.