fotogallery

Gianluca Vacchi a Matrix: “Ho rischiato di morire”

gianluca-vacchi-matrixROMA – Il Vacchi style conquista Matrix.
Il re dei social è stato ospite della prima puntata dell’edizione condotta da Nicola Porro, l’unico che sia riuscito a portare il tormentone del web in tv, affiancato da Piero Chiambretti.
Gianluca Vacchi ha portato un po’ del suo metodo “enjoy” in televisione, presentandosi con una mise che riassume il suo stile inconfondibile.
Smeraldo tra la barba (“Lo smeraldo nella barba l’ho inventato io nel 2012”, nd Vacchi), giacca, cravatta e anello da 3 kg al mignolo.

“Enjoy con Gianluca Vacchi”

“Enjoy con Gianluca Vacchi” esordisce Porro che spiega al pubblico di Canale 5 l’importanza sul web di Gianluca.
Sono 10,5 milioni le visualizzazioni dei suoi video su Instagram “Rihanna ne ha meno di te, e canta peggio di te”, scherza il conduttore.
Gianluca porta, nella sua prima volta nella televisione italiana, tutta la filosofia della “resilienza” e del godersi la vita.
“Mi piego ma non mi spezzo” tatuato sulla mano.

vacchi-virale“Il ballo ce l’ho nel sangue”

Il pubblico di Matrix ha potuto notare un Vacchi diverso da quello visto su Instagram.
Modesto, umile, “ignorante digitale”, come lui stesso ammette.
“Ho scelto Instagram perché è più coerente con le modalità comunicative dei giovani”, spiega il re dei social.
“Hai fatto corsi di ballo?”, chiede Porro dopo aver mandato in onda i famosi video dei balletti. “No, il ballo ce l’ho nel sangue”, spiega Vacchi.
Scopriamo anche che il Vacchi style ha conquistato il mondo: vediamo infatti la mappa con le visualizzazioni dei suoi video.
Mosca è al primo posto tra gli adepti della filosofia “enjoy”, segue Instambul e poi Roma.

Oltre a ballare bene e ad andare in motorino sott’acqua, cosa fa Vacchi?

“Vacchi gestisce il suo portafoglio d’interessi e nel farlo in modo assolutamente etico, in assoluta coerenza con le proprie propensioni e capacità” spiega Vacchi. “Cerco di vivere la vita con l’assoluta consapevolezza che sia una sola e che sia un transito e un passaggio”. E continua, “Non sono un grande fan dell’approccio calvinista e della posticipazione del piacere”.

E con i giovani, con i suoi fan?

“Io ho un dialogo con la collettività che è quasi quotidiano. Non ho mai rifutato un selfie nella mia vita e ne faccio centinaia tutti i giorni” giura Vacchi, “e non solo quelli.”

“Io dedico tutta l’attenzione di cui hanno bisogno, in un breve dialogo, a tutti i ragazzi che vengono a chiedere un consiglio”.

“Trasferire buonumore è un dovere”

“Bisogna trasferire qualcosa al prossimo, se ti chiudi tra le mura di casa al prossimo non trasferisci niente”.
“Il mio modo di trasferire buonumore ai ragazzi è un dovere. Se uno vuol prendermi ad esempio è libero di farlo. I giovani vivono in un vuoto identificativo ed emulativo. Con chi si identificano? Con la classe politica? Il giovane non si identifica con la classe politica che li ha delusi, l’imprenditoria italiana è troppa vecchia, non riconosce le capacità dei giovani. In me hanno visto una figura trasversale, faccio tutto. La mia è una figura edonistica sana”.

vacchi-matrixSei fissato col corpo?

“Io sono fissato con la disciplina. Per me lo sport è la cura di se stessi, è un dovere perchè il nostro corpo è il veicolo con cui viviamo questo dono che è la nostra vita che passa molto velocemente.

Vacchi non fuma, ma ammette di bere pochissimo “Dai, la vodka pura non è bere!!”.

E degli strafattoni in discoteca?

“Mi dispiace per loro. Mai fatto uso di sostanze stupefacenti. Ho fumato una canna, lo devo dire. Negli USA è terapeutica”.

“Ho rischiato di morire”

“Ho rischiato la vita per un batterio, mi ha dato ancora più voglia di vivere e mi ha ancor di più esasperato la consapevolezza di questo transito che noi viviamo. Per assurdo, oggi sono ancora più felice di prima” e racconta la malattia che lo ha colpito lo scorso mese.

“Io devo ringraziare il mio amico Matteo Malaco, mi ha salvato la vita. Sono stato qualche giorno tra la vita e la morte”

“Ho avuto la fascite necrofizzante, che uccide più o meno 7-8 persone su 10 colpite. Io oggi sono qui e sono ancora più felice”.

Forse sto veramente diventando ricco.

Molti fan e pochi affari, scrive Il Fatto Quotidiano.

“Hai le società pignorate?”, chiede Porro.

“Guardando questo titolo l’unica cosa che mi viene in mente è che forse sto veramente diventando ricco”, scherza Vacchi. “Biosgna pesare i complimenti e le offese in virtù della loro provenienza. Io sulla mia patrimonialità continuo ad attenermi alle ricerche di Mediobanca.”

“Da dove ti deriva l’essere facoltoso?”

“Abbiamo un’azienda di famiglia (IMA S.p.A, ndr) brillantemente gestita da mio cugino Alberto (doveva fare il presidente di Confindustria). Siamo talmente diversi che siamo quasi uguali. E’ un manager straordinario oltre ad essere un bravo imprenditore”.

“L’azienda di famiglia oggi vale 2,4 milardi di euro. Io ne ho una parte. Speriamo basti per i pignoramenti!”, scherza.
“Io non lavoro nell’azienda di famiglia perchè le aziende di famiglia non sono un bene di famiglia. Sono un bene della famiglia e di tutta la collettività che contribuisce a creare la ricchezza dell’azienda in oggetto”.

“Non penso che essendo membro della famiglia si abbia una predisposizione genealogioca del ruolo”.

“In Italia abbiamo 6 milioni di imprese, di cui il 98 per cento ha meno di 20 dipendenti. ‘Piccolo è bello’ non è vero mai, neanche quando lo dice una donna!” ride. “Io nell’azienda di famiglia faccio l’azionista”.

“Il 50 per cento delle imprese familiari fallisce alla seconda generazione, e solo il 15 per cento passa alla terza. La mia è una scelta non personalistica, ma è basata sull’etica aziendale”, spiega. “Bisogna smetterla di mettere l’interesse della famiglia prima di quello dell’azienda”.

“I figli devono lavorare se hanno le competenze per farlo”.

“Io non sono capace di stare seduto dietro una scrivania, sono come i bambini a scuola”, scherza ancora, per tornare subito serio.”Io non ho un approccio gestionale, invece di scaldare una scrivania prendendo dei soldi, ho detto no, faccio un passo indietro. Non per mancanza di capacità ma come atto di responsabilità e intelligenza”.

Per guardare la puntata intera CLICCA QUI.