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Miglior film in lingua straniera: è Fuocoammare il candidato italiano agli Oscar

fuocoammare il candidato italiano agli oscarROMA – È Fuocoammare il candidato italiano agli Oscar. Il documentario di Gianfranco Rosi su Lampedusa l’ha spuntata tra gli altri sei titoli che concorrevano a un posto nella categoria Miglior film in lingua straniera. Un ulteriore riconoscimento dopo la vittoria del Leone d’oro al Festival del cinema di Berlino.

L’annuncio ufficiale della nomination è previsto per il prossimo 24 gennaio. La cerimonia di premiazione, invece, si terrà a Los Angeles il 26 febbraio 2017.

Tra gli altri italiani in corsa c’erano “Gli ultimi saranno gli ultimi” di Massimiliano Bruno, “Indivisibili” di Edoardo De Angelis, “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti, “Perfetti sconosciuti”, di Paolo Genovese, “Pericle il nero” di Stefano Mordini, “Suburra” di Stefano Sollima.

Fuocoammare il candidato italiano agli Oscar: Lampedusa e i migranti sbarcano ad Hollywood

Fuocoammare racconta Lampedusa attraverso la Storia di Samuele, un dodicenne che va a scuola, ama sparare con la sua fionda e andare a caccia. Preferisce giocare sulla terraferma anche se tutto, attorno a lui, parla di mare e di quelle migliaia di donne, uomini e bambini che quel mare, negli ultimi vent’anni, hanno cercato di attraversarlo – spesso invano – alla ricerca di una vita nuova, migliore. Alla ricerca della libertà.

La pellicola è stata scelta da una commissione di selezione, riunita presso la sede dell’Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali).  Tra i selezionatori Nicola Borrelli, Direttore Generale, Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; Tilde Corsi, produttrice; Osvaldo De Santis, distributore; Piera Detassis, giornalista; Enrico Magrelli, giornalista; Francesco Melzi D’eril, distributore; Roberto Sessa, produttore; Paolo Sorrentino, regista; Sandro Veronesi, scrittore.

Fuocoammare li ha saputi colpire grazie al racconto di una storia ma soprattutto di un’esperienza: quella dello stesso Gianfranco Rosi. Il regista, infatti, ha vissuto per più di un anno sull’isoletta siciliana. Un tempo che gli ha fatto comprendere  cosa vuol dire vivere sul confine più simbolico d’Europa in cui si mischiano i diversi destini di chi sull’isola ci abita da sempre, i lampedusani, e chi ci arriva per andare altrove, i migranti.