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Champions League: Juve e Napoli calano il poker. Allegri e Sarri sorridono

champions leagueSi sapeva già, ma se ce fosse stato bisogno, lo hanno dimostrato in campo: Juventus e Napoli a questa Champions League ci tengono, ci tengono tremendamente. Prestazioni convincenti, offerte contro due compagini che potevano infastidire o frapporsi fra bianconeri e azzurri ed i loro propositi di vittoria. L’ambiente caldo del tifo croato o l’estenuante possesso palla dei portoghesi: questi i rischi, si diceva, che potevano correre le italiane.

Nemmeno l’ombra di tutto ciò: la Juventus quasi non paga il conto della lavanderia delle proprie casacche, tanto poco impensierita dalla Dinamo, annichilita sotto il peso dei quattro gol dei torinesi.

Se non si fosse lasciato pervadere da una vena di masochismo misto ad ingenuità pura, il Napoli non avrebbe regalato le due marcature ai portoghesi e si sarebbe presentato con il “clean sheet”, un quattro a zero che non avrebbe ammesso repliche. Alla fine, però contava vincere, e così è stato, con le due italiane prime nei rispettivi gironi, con i partenopei addirittura a +4 sulla seconda. Ora bisognerà solo mantenere alta la concentrazione e chiudere bene il girone di andata: per entrambe, però, la qualificazione sembra cosa fatta.

DINAMO ZAGABRIA-JUVENTUS: 0-4

Due gol per tempo, quasi a non fa sembrare nettissima la differenza di qualità esistente tra le due squadre. Se l’intento era questo la Juventus non ci riesce: è bastato vedere, caso paradigmatico, la partita giocata da Hernanes, da parecchio alla ricerca di se stesso, per capire che la Juve avrebbe rotto gli argini presto. Corsa, controllo palla, gestione delle risorse: se il Profeta gioca così, gli altri faranno anche meglio, e allora non c’è n’è per nessuno. Eppoi Pjanic, finalmente Pjanic. Oltre al goal che rompe il ghiaccio, il bosniaco ha il merito di profondere qualità alle giocate juventine: si vince giocando bene, altrimenti non si vince. Segnano tutti i big. Segna Higuain servito al bacio da Pjanic, si sblocca anche Paulo Dybala, che dal cilindro tira fuori anche il colpo dalla distanza. Segna ancora, quasi ci ha preso gusto, Dani Alves, aggiungendo spessore europeo alla goleada bianconera. Pratica Dinamo archiviata, dunque; ora sotto col Lione, basta poco per staccare l’invito alla fase che conta di più.

NAPOLI-BENFICA: 4-2

Settantuno minuti di assoluto spettacolo: da inizio gara (prima conclusione al sedicesimo secondo) fino al 26’ della ripresa, quando Guedes segna il primo gol portoghese su regalo di Jorginho, c’è solo una squadra in campo che macina gioco, produce azioni e, soprattutto, finalizza quanto crea. Con i quattro goal di questa sera, il Napoli arriva a venti reti realizzate nelle ultime otto partite. Sarri, non poteva chiedere di più: squadra corta e fitta rete di passaggi per combattere il possesso palla dei lusitani; quindi sacrificio, grinta e tecnica, gli ingredienti della pozione magica del tecnico toscano. Che poi di magico ha ben poco e di studiato molto di più: palla avanti, palla indietro, palla nel mezzo, l’ABC di Sarri, applicato con dedizione i frutti li porta. Sugli scudi, ma ormai non fa notizia, capitan-bomber Hamsik, che di “cresta” firma il vantaggio, poi nel tabellino ci finiscono Mertens (che giocatore!) con la sua doppietta e il polacco Milik che trasforma dagli undici metri. E il Benfica? La squadra di Lisbona bussa due volte nel finale, ma è poca cosa, solo un po’ di prurito, nulla più. Ora prendere punti in Turchia significherebbe qualificazione ad un passo: siamo sicuri che Sarri sta già pensando come fare.