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Lampedusa ricorda il 3 ottobre ma restano questioni aperte

lampedusa3ottobreROMA – “Commemorare chi è morto nel tentativo di fuggire da persecuzioni, dittature, guerre e miseria” e “tutti gli uomini che per salvarli mettono a rischio la propria vita”. E’ questo, per i suoi promotori, l’obiettivo della “Giornata della memoria e dell’accoglienza” che ricorre il 3 ottobre, nell’anniversario di una strage in cui, alle coste di Lampedusa, morirono in mare 366 persone.

La celebrazione, riconosciuta da quest’anno da una legge dello stato, si è svolta proprio sull’isola siciliana. Molti i rappresentanti del governo che per l’occasione hanno preso parola sul fenomeno migratorio. Presenti sull’isola in questi giorni, oltre a esponenti delle istituzioni, tantissimi giornalisti convenuti per il Prix Italia, premio internazionale indetto dalla Rai e dedicato ai media, e più di 200 studenti italiani ed europei che hanno partecipato al progetto del Miur in collaborazione con il ministero dell’interno “L’Europa Inizia a Lampedusa”.

Giorni intensi per l’isola, insomma, che ora torna alla normalità. Le vittime del naufragio, però, aspettano ancora che sia fatta giustizia. Le indagini sono in corso per accertare tutte le responsabilità della strage, e i parenti dei naufraghi chiedono che le salme vengano fatte rientrare nei loro paesi di origine. Su questo, il ministro dell’interno si è impegnato con i superstiti, di cui si è fatto portavoce padre Mussie Zerai.