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Motomondiale, Rossi e Lorenzo, che cadute. Marquez vince gara e titolo

marquezROMA – Chi sa se l’ha visto. Al traguardo, accanto alla bandiera a scacchi, a salutare Marc “Marcziano” Marquez e il suo terzo titolo mondiale in Moto GP (con le altre due vittorie iridate in 125 (2010) e in Moto 2 (2012) arriviamo a 5 corone iridate, ndr), c’era uno striscione che, tradotto dal giapponese, suonava più o meno così: “grazie, fantastico campione”.

E si sa che i giapponesi tutto sono, tranne che espansivi e calorosi. Circuito di Motegi, Giappone centrale: eccole le coordinate geografiche per individuare il “marcziano” e la sua impresa. Sul circuito di proprietà della Honda, il ventitreenne pilota spagnolo, sbaraglia la concorrenza, approfitta delle cadute “pesanti” di Rossi e Lorenzo (il Dottore scivola a diciassette(!) giri dal termine, sette tornate più tardi è il turno del maiorchino) e si gode lo spettacolo dal gradino più alto del podio mondiale.

Feroce come sempre, sfrutta il primo dei tre match ball, tante erano le rimanenti gare a sua disposizione per centrare il titolo: cosa fatta, capo A. A come assoluto dominio, che con la vittoria a Motegi (prima volta), lascia l’uomo dei record a caccia dell’ultimo tassello: A come Austria, o meglio Red Bull Ring, il circuito stiriano dove ancora non ha mai vinto. Ci si penserà, però, la prossima stagione. Ora che parli lo champagne.

PURO SHOW

E dire che sia il “Dottore” che l’altro iberico, hanno provato a rendergliela dura, la vita. Con l’ottima pole, che Rossi prova a sfruttare subito, Marquez secondo e Lorenzo a fare da battitore libero, si capisce subito che lo show è garantito. Detto fatto: tra i due litiganti a passare al comando è proprio “El Mantequilla”, pulito e determinato come sempre. Marquez però sente aria di vittoria, e regolato Rossi in seconda posizione, si butta all’inseguimento di Lorenzo, tentativo che ha buon esito dopo poco. Con la testa della corsa nelle proprie mani, è bagarre tra il romagnolo e il pilota della Yamaha. Lo spagnolo però, caduto sabato nelle prove, non guida tranquillo e Rossi lo infilza da manuale.

CADUTE E CORONE

Tentar non nuoce, avrà pensato “number 46”. A gas aperto, Rossi si è gettato subito all’inseguimento di Marquez, in sella sereno della sua prima piazza. E continuando di proverbio in proverbio,valentino-rossi chi troppo vuole nulla stringe; tanto accade a diciassette giri dalla conclusione, con Valentino che finisce per le terre (terza caduta stagionale dopo quella in Texas e quella di Assen, ndr) insieme ai sogni di rimonta. Con Rossi fuorigioco, a Marquez resta solo da capire come regolarsi con Lorenzo: se Jorge andrà a podio ci sarà da aspettare la prossima gara per sancire il passaggio di consegne mondiali.

La gara di Lorenzo, nel frattempo, s’è fatta molto dura: Dovizioso e Vinales (che finiranno secondo e terzo) lo braccano, complicandogli la gestione della corsa. Che finisce a sette giri dal termine, altro capitombolo, strada spianata per gli inseguitori, ma soprattutto corona iridata matematicamente sulla testa di Marquez, bravo a concludere la gara senza sbavature.