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Terremoto Centro Italia, quanto durerà lo sciame sismico?

Terremoto Centro Italia, continua lo sciame sismico. CNR-IGAG: “Non siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare”.

terremoto_norciaROMA – Il terremoto di magnitudo 6,6 che ha scosso l’Italia centrale domenica 30 ottobre non solo è stato il più forte sisma a colpire la regione in 36 anni, ma è stato anche l’ultimo di una serie di scosse potenti.
Quelle originate il 24 agosto, con una magnitudo 6.2, e quelle dilagate di nuovo il 26 ottobre con due terremoti formidabili.

E lo sciame non si è concluso il 30 ottobre.
A seguito del terremoto, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha registrato 560 tremori post-terremoto, che in genere sono indicati come scosse di assestamento.

Sebbene la maggior parte delle scosse di assestamento siano minori, alcune possono essere forti come il terremoto che le ha precedute.

Il CNR-IGAG (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria), ha spiegato che si tratta di un processo dalla durata incerta, che può continuare anche per anni.

(Leggi anche: Cile, 1960. Il più grande terremoto della storia – FOTO)

Terremoto Centro Italia, quanto durerà lo sciame sismico?

Ogni volta che si sviluppa un terremoto lungo una superficie di faglia, la zona ipocentrale si scarica (rilassamento) e vengono caricati i volumi adiacenti (lateralmente) alla faglia stessa. Tali volumi, sottoposti ad un nuovo stato di stress, possono cedere (rompersi) e generare terremoti a loro volta.
Sono processi di propagazione laterale della sismicità (contagio) relativamente frequenti, già osservati in altre aree sismiche della Terra come per esempio in Turchia, California e Haiti.

Questo processo sta coinvolgendo l’Appennino centrale in questi mesi. Il terremoto si è spostato da Amatrice verso nord, nell’area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso sud nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato. Gli intervalli di tempo tra un terremoto forte ed una altro forte adiacente possono essere di anni o decine di anni, ma anche giorni o mesi come sta accadendo oggi in Appennino centrale.

terremoto centro italia 30 ottobre

Purtroppo non siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare, né possiamo in linea teorica escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi.

Va però detto che se da una parte questa sequenza è fortemente preoccupante, dall’altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi. Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della facomunicaglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi tutti insieme generando un terremoto di magnitudo almeno 7.0.

Qual è la differenza tra terremoto e sciame sismico?

I terremoti di solito avvengono in gruppi, e gli scienziati utilizzano i termini “terremoto” e “scossa di assestamento” per descrivere lo sciame sismico.

I sismologi si riferiscono al più grande terremoto in una sequenza come “scossa principale”, “mainshock“. I terremoti che lo precedono sono i “foreshocks” e quelli che seguono l’evento principale sono “aftershocks, o “scosse di assestamento”.

A volte, tuttavia, una scossa di assestamento può essere più potente della scossa principale che si è verificata in precedenza.

terremoto 30 ottobrePrevedere lo sciame

In Italia centrale, gli sciami sismici, in genere, producono molti tremori.
E’ difficile per gli scienziati sapere se un gruppo di scosse di assestamento produrrà un evento potente o semplicemente si esaurirà.

Il tasso di terremoti può aumentare o diminuire. Cercare di prevedere l’attività futura di tale sciame è estremamente difficile.

Geologicamente parlando, le faglie che alimentano i terremoti italiani sono giovani, hanno appena 1 milione di anni.
Corrono lungo la spina dorsale degli Appennini e sono relativamente piccole, quindi non possono generare enormi terremoti, come quelli creati da faglie più lunghi e più anziane, come quella di San Andreas in California.

Nelle faglie mature, quando si verifica un terremoto, può correre per lunghe distanze.
In questi casi si possono avere anche terremoti di magnitudo comprese tra 7 e 8.
In una faglia più giovane, la terra può generare un terremoto di magnitudo 5 o 6.

terremoti-lista-ingvLivelli di stress

Ma nelle zone venate da faglie più brevi, come nel centro Italia, può verificarsi una catena di eventi.
Un terremoto può inviare una cascata di sollecitazioni nelle faglie limitrofe, spingendole più vicino al limite di stress, originando l’ennesimo terremoto.

Le scosse recenti, quindi, possono essere collegate ai terremoti che hanno devastato la regione nel mese di agosto.
Una reazione a catena, che potrebbe “contagiare” altre faglie italiane.

I sismologi stanno mappando le rotture della faglia, esaminando da vicino le posizioni dei nuovi terremoti.

I ricercatori stanno lavorando per determinare quali faglie si sono spostate e di quanto, e di come ciò possa aumentare il carico di stress in altre faglie, rendendole soggette a possibili terremoti.