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Mark Zuckerberg indagato in Germania per incitazione all’odio razziale

mark zuckerberg indagatoROMA –  Non sempre la vita è rosa e fiori. Lo sa bene Mark Zuckerberg indagato in Germania per “colpa” del suo social network. La procura di Monaco di Baviera ha, infatti, aperto un’inchiesta contro il fondatore di Facebook con l’accusa di complicità nell’incitazione all’odio razziale e per negazione dell’Olocausto. La sua colpa quella di aver consentito la pubblicazione sul suo social network di messaggio di odio.

Mark Zuckerberg indagato in Germania: l’omesso controllo dei post potrebbe costare caro a Mr Facebook

A mettere nei “guai” Zuckerberg, la denuncia penale presentata da un avvocato di Wuerzburg, Chan-jo Jun. Secondo il legale, Facebook sarebbe colpevole di omesso controllo dei post sul social network. Una colpa acuita dalla mancata rimozione di messaggi di incitamento all’odio, alla violenza e alla negazione dell’Olocausto. Tutti crimini prontamente segnalati da numerosi utenti e ignorati, a quanto pare, da Zuckerberg e dal suo staff. Sotto accusa sono, infatti, anche il direttore operativo, Sheryl Sandberg, e i responsabili di Facebook in Europa Richard Allan e Eva-Maria Kirscsieper.

La notizia  è stata anticipata da Der Spiegel che ha riportato ogni dettaglio.  In base alla legge tedesca, Facebook – e tutti i social network ed in generale qualsiasi società che opera sulla rete –  è obbligata a rimuovere questo genere di contenuti una volta che ne abbia conoscenza o gli vengano segnalati. La violazione, quindi, sarebbe evidente.

Da parte di Facebook è arrivato solo un breve commento tramite comunicato: “Non commentiamo lo stato di una possibile inchiesta, ma possiamo dire che le accuse sono prive di valore e che non vi è stata alcuna violazione della legge tedesca da parte di Facebook o dei suoi dipendenti. Non c’è posto per l’odio su Facebook. Lavoriamo a stretto contatto con i nostri partner per combattere l’hate speech e promuovere il counter speech”.

Mark Zuckerberg indagato in Germania. I rischi anche in Italia…

Una possibile indagine, però, potrebbe arrivare anche in Italia per Mark Zuckerberg & Co. Al centro il caso di Tiziana Cantone,  la 31enne suicida dopo la diffusione di video privati che la vedevano protagonista.

Il Tribunale civile di Napoli ha dato ragione alla madre della ragazza – Teresa Giglio – e rigettato il reclamo di Facebook. Il facebook mark zuckerberg indagatosocial network “doveva togliere i video della ragazza”. Continua, così, la battaglia giudiziaria della signora Cantone affinché i video – che ancora resistono online – vengano rimossi completamente da web.

La prossima settimana partirà il processo. Tribunale e accusa potrebbero chiedere a Facebook di rivelare i nomi di coloro che hanno avuto a che fare con i contenuti che hanno portato alla morte di Tiziana. Perché, se la procura di Napoli ha chiesto l’archiviazione dell’accusa di diffamazione per le 4 persone indicate dalla ragazza, continua l’indagine per il reato di istigazione al suicidio che è ancora a carico di ignoti.  L’unico ascoltato è, al momento, l’ex fidanzato, Sergio De Palo. L’uomo è stato indicato dalla madre della ragazza agli inquirenti. Secondo la signora Giglio, avrebbe  plagiato la giovane napoletana e  indotta a comparire nelle immagini a luci rosse poi finite su Internet.

“Quello che mi attendo – ha detto la madre di Tiziana a SkyTg24 – è che si faccia piena luce. Innanzitutto che vengano rimossi tutti questi contenuti che hanno portato alla morte mia figlia e quindi che si faccia tutto il possibile per fare delle norme che regolino o che comunque responsabilizzino tutti questi social network con questi colossi del web. Dobbiamo evitare che succedano queste cose anche ad altre povere ragazze, perché noi donne siamo sempre più penalizzate”.

Caso Cantone, Facebook: “Siamo profondamente addolorati e confermiamo il nostro impegno a lavorare con le autorità locali”

Un portavoce di Facebook, intanto, ha commentato la notizia: “Siamo profondamente addolorati per la tragica morte della signora Cantone e confermiamo il nostro impegno a lavorare con le autorità locali, gli esperti e le ONG per evitare che un caso simile accada di nuovo. Non tolleriamo contenuti che mostrino nudità o prendano volutamente di mira le persone al fine di denigrarle o metterle in imbarazzo. Contenuti come questi vengono rimossi dalla nostra piattaforma non appena ne veniamo a conoscenza. Accogliamo questa decisione perché chiarisce che gli hosting providers non sono tenuti al monitoraggio proattivo dei contenuti”.