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Ernesto di Giovanni su Donald Trump: “La sua presidenza come quella di Nixon”

ernesto di giovanni su trumpROMA – “La presidenza Trump in politica estera secondo i primi commenti sarà molto simile alla presidenza Nixon. Il nuovo presidente nominerà un fortissimo capo della sicurezza internazionale e il suo obiettivo sarà ristabilire un dialogo con la Russia e la Cina per evitare escalation. Questo significherà molto probabilmente una disaffezione degli Stati Uniti verso l’Europa e quindi anche un ripensamento della Nato, che per l’Italia è un dato che non va sottovalutato”.

Così a diregiovani.it Ernesto di Giovanni, fellow dell’International Visitor Leadership Program e partner e consigliere di amministrazione di Utopia, la società di Relazioni Istituzionali, Comunicazione, Affari Legali & Lobbying fondata e presieduta da Giampiero Zurlo, a poche ore dal conferma della vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane.

Un tema, quello della politica estera di Trump, che rimane secondo Di Giovanni “un grande dilemma”, specie dopo la presidenza Obama “che dal punto di vista della politica estera è stata altalenante”. Facendo un bilancio dei due mandati di Obama, Di Giovanni registra i primi quattro anni, con Hillary Clinton segretario di Stato, “come il periodo peggiore, con la gestione incontrollata delle primavere arabe e la politica americana in Medio Oriente che, a fronte del disimpegno in Iraq, è intervenuta destabilizzando aree come la Libia e l’Egitto, portando a quello che oggi vediamo nel Mediterraneo”.

Una ripresa c’è stata, secondo Di Giovanni, nel secondo mandato con la nomina di John Kerry e “l’accordo sul nucleare siglato con l’Iran, punto cruciale per cercare di tranquillizzare l’area del Medio Oriente, nonostante l’escalation della Russia, prima in Crimea e in Ucraina e adesso in Siria”.

“Gli Stati Uniti d’America rimarranno un polo d’attrazione per i giovani di tutto il mondo perché il suo è un sistema talmente strutturato e basato su meritocrazia, competizione e innovazione che difficilmente un presidente potrà cambiare in profondità quelle che sono diventate caratteristiche della società americana. La Silicon Valley o le grandi università della costa est come l’MIT di Boston, rimarranno grandi centri d’attrazione”.

Quello del candidato repubblicano alla Casa Bianca, è un successo che ha colto di sorpresa il mondo intero perché “i mezzi di informazione non sono riusciti a cogliere la grande disillusione del popolo americano rispetto agli 8 anni dell’amministrazione Obama”, aggiunge Di Giovanni, che sottolinea come abbiano pesato sul voto americano “la situazione economica e di non inclusione di alcune fasce della popolazione statunitense” su cui hanno anche inciso “gli scricchiolii della campagna elettorale di Hillary Clinton, presenti già dalle prime difficoltà avute con Sanders a giugno, prima della convention”.

Donald Trump “secondo quanto rilevano le prime analisi è stato votato per tre questioni: terrorismo, immigrazione e commercio estero” ed è proprio su quest’ultimo punto che secondo Di Giovanni ci saranno dei cambiamenti. “Molti americani – spiega- sono convinti che gli accordi commerciali internazionali firmati negli anni Novanta, come il Nafta sottoscritto da Clinton con Canada e Messico, abbiano portato all’estero posti di lavoro americani. Secondo me – conclude Di Giovanni – all’inizio ci sarà un piccolo ritorno al protezionismo, che però Trump dovrà impegnarsi a superare perché sappiamo tutti che l’economia globale va avanti proprio grazie al commercio internazionale”.