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Qualificazioni mondiali. Poker in Liechtenstein per l’Italia di Ventura

qualificazioni mondialiROMA – Come si direbbe in questi casi, l’Italia di Ventura “vince e convince”. Ma trattandosi l’avversario dell’assai modesto Liechtenstein, matricola del calcio europeo con la sua 183esima posizione nel ranking Uefa, diremmo che vincere va bene ma per convincere serve altro. Almeno un dirimpettaio più probante. Tant’è: i tre punti nel cuore del Principato servono a mantenersi appaiati in classifica con le Furie Rosse, che però avanzano gli azzurri per differenza reti. Ora stop: appuntamento con le qualificazioni mondiali al prossimo marzo; si riprenderà contro l’Albania. Servirà massimo impegno: la strada per la Russia è ancora lunga.

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Se all’undicesimo del primo tempo sei già sul due a zero in tuo favore, sei un passo avanti . E che passo. Avrà pensato la stessa cosa Giampiero Ventura a bordo campo. Pronti, via e la sua Italia dal 4-2-4 che tanto discuter fa (con quel modulo ci ha sempre giocato, Ventura: sapevatelo!) era già passata con i suoi bomber di fiducia e che tanto ben conosce: prima Belotti – che farà doppietta – (tocco sottomisura su assist di Romagnoli), poi Immobile (morbido a tu per tu, lanciato da una splendida torre del “Gallo”).

Per i malcapitati rossoblù di casa un’altra serata da dimenticare. L’Italia non rischia nulla: in difesa: Bonucci ma soprattutto Romagnoli troneggiano senza alcun patema; in mediana De Rossi assiste Verratti in cabina di regia, Candreva (altro marcatore di giornata) e Bonaventura completano i quattro davanti.

QUALIFICAZIONI MONDIALI: GOD SAVE LIECTHSTEIN

Degli undici sudditi di Giovanni Adamo II (l’attuale Principe,ndr) nessuna traccia. Grosse difficoltà nella costruzione della manovra, condizione complessiva molto al di sotto di quella degli azzurri, nessun nome di grido (solo Martin Buchel ha giocato nel nostro campionato, a Cagliari, ndr).

Cose che ricorderemo? La straordinaria somiglianza dell’inno nazionale con il ben più celebre “God save the Queen”, inno di Sua Maestà, la Regina d’Inghilterra. Per il resto, nulla da dichiarare. L’Italia gioca, domina, va vicina al gol in almeno altre cinque occasioni. Ma non succede. L’ansia da prestazione di dover badare alla differenza reti non lascia tranquilli, però è meglio non strafare.

Tre punti in cascina, morale, gruppo compatto: poi così male non è andata, anzi va bene così. Ventura sorride, anche se la Spagna è ancora un pezzetto più avanti. Lo sguardo sornione, però, non gli manca: sa che tutto dalla vita non si può avere; accontentarsi non sempre è una sconfitta.