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Legalità. L’immaginazione che riqualifica, una fiaba contro il degrado

ROMA – Dal quartiere al racconto, dal racconto ai disegni, dai disegni alla scuola. Al centro della scena la storia di Giulia, la bambina protagonista di una fiaba siracusana nata a partire dalla realtà del quartiere Mazzarona e rielaborata dalla fantasia di un autore e narratore di storie, immaginata e riprodotta su foglio dalle matite colorate dei bambini dell’Istituto Comprensivo ‘S. Chindemi’ di Siracusa. Alcune delle opere dei piccoli artisti della scuola verranno riprodotte dai bambini stessi sotto la guida di un pittore su dei pannelli che andranno a riqualificare un’aula del plesso di via Algeri, piu’ volte vandalizzata negli anni.

E’ questo il progetto nel progetto nato dalla sinergia tra i percorsi di educazione alla legalità ‘Dalla memoria all’impegno’, che la fondazione Giovanni e Francesca Falcone sta portando avanti con Salvatore Benintende in una scuola che vive quotidianamente le problematiche legate a marginalità e degrado, e le attività di riappropriazione urbana di Cristina Alga, Alberto Nicolino e Igor Scalisi Palminteri del collettivo palermitano Senzasuola.áGli studenti del Chindemi lo scorso anno scolastico sono stati a Palermo, hanno conosciuto i luoghi della memoria e le storie delle vittime delle mafie attraverso il racconto dei familiari. Ed ora, con le ‘Narrazioni collettive a colori’, dall’esercizio della memoria passeranno ad un atto concreto di impegno, con la riqualificazione di uno spazio abbandonato e degradato della propria scuola, cui sarà restituito senso e bellezza. Diregiovani.it è stato tra la comunità scolastica dell’istituto comprensivo siracusano per raccontare con un reportage in tre puntate la seconda fase dell’iniziativa. ‘ Via Algeri nel cuore’ è il titolo del primo video.

VIA ALGERI NEL CUORE

Sicilia, Siracusa, quartiere Grottasanta, contrada Mazzarruna, Via Algeri. Queste le coordinate di una periferia come tante in una delle tante città di un Sud Italia che vive da anni una crisi complessa che è anche crisi dei luoghi e delle identità, ma prima di tutto disagio economico e sociale. Una curva di palazzoni di operai e pescatori, costruiti sul mare tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, quelli del boom edilizio pubblico e privato che da nord a sud della penisola ha cementato coste bellissime, come la costa re piliceddi. Così i siracusani chiamano gli scogli rocciosi proprio dietro i caseggiati popolari di Via Algeri, una delle zone naturali più belle della città, ultimamente oggetto di proposte di riqualificazione inserite in un masterplan inviato a Roma lo scorso agosto con l’obiettivo, dice l’assessore alle periferie Valeria Troia, “di riqualificare ma pure di rendere i cittadini partecipi dei processi decisionali”.

In attesa di interventi, a Via Algeri il mare continua a fare da quinta ad intonaci scrostati e discariche abusive. E ai vari Via Algeri pennellati qua e là sui muri dei caseggiati, segno di un meccanismo identitario che travalica il senso di marginalità e di abbandono e, per reazione, lega ancora di più a questi luoghi. Il senso di appartenza è forte, lo dimostrano i dettagli, come le piccole pietre applicate con cura e ordine tra porta e finestra al piano terra di una di quelle palazzine sul mare, per abbellire e rendere proprio un muro che è muro di casa. La casa di padri, pescatori con le barche parcheggiate tra la strada e la spiaggia o operai del polo petrolchimico di Priolo-Augusta, e di madri, la gran parte delle quali disoccupate.

Al centro di Via Algeri c’è la scuola dei figli, un blocco di cemento grigio come la strada da cui i bambini raggiungono quello che sembra essere l’unico spazio sociale di un quartiere dormitorio. Negli anni infatti una preside combattiva è riuscita a fare del plesso di via Algeri un centro d’aggregazione con la Casa dei cittadini, un’iniziativa scaturita dalla volontà di residenti, associazioni, comitati ed enti nell’ambito di GeniUSiracusa, azione di progettazione partecipata per la rinascita urbana e sociale del territorio. E poi orti didattici ed altre attività che parlano di un legame tra il quartiere e la scuola. Legame turbato negli anni dai numerosi episodi di vandalismo sulla struttura, che hanno contribuito ad aggravarne lo stato di degrado e a favorire il graduale allontanamento di alcune delle famiglie, che in tante hanno preferito iscrivere i propri figli al plesso giallo vista mare di Via Basilicata. L’ultimo atto vandalico risale al 14 novembre quando i bimbi, in un lunedì come tanti, sono rimasti con le loro mamme all’ingresso dell’edificio di via Algeri senza la possibilità di entrare e fare lezione. Termosifoni sfondati, registri strappati e rondini di carta che galleggiavano sui pavimenti allagati, questa la scena che studenti e famiglie si sono trovati di fronte. Ad accogliere le proteste di mamme e bambini la preside Giusi Garrasi e il vicepreside Marco Vero, rimasti spesso soli in un quartiere in cui difficoltà sociali complesse avrebbero bisogno di una sinergia di sforzi.