Gooligan Android sotto scacco. Obiettivo i dati Google

gooligan androidROMA – Gooligan Android sotto scacco. È proprio il caso di dirlo visto che la nuova versione del malware prende di mira proprio i dispositivi che montano il sistema operativo di Google.

Gooligan Android sotto scacco per la seconda volta

Gooligan non è un malware nuovo. La prima volta fu individuato nell’app malevola SnapPea, nel 2015. Oggi i “pirati” sono tornati e hanno già colpito oltre un milione di dispositivi mobili. Di conseguenza violati altrettanti account Google. Lo scopo è chiaro. Una volta violato un account, a disposizione dei “pirati” i dati presenti su Gmail, Google Photos, Google Docs, Google Play, Google Drive e G Suite. Con questi in possesso, facile carpire soldi, grazie agli acquisti sullo stesso market di Big G. Gooligan ogni giorno installa circa 30mila app spargendole sui dispositivi colpiti. Sono 2 milioni le applicazioni installate da quando il malware è tornato.

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Gooligan Android sotto scacco, necessario il re-flashing

Ad essersi resi conto del ritorno di Gooligan i ricercatori di Check Point. Dopo le opportune verifiche sono stati allertati anche i vertici di Google. Da questi ultimi un innalzamento delle barriere difensive con la revoca dei token degli utenti colpiti, l’eliminazione delle app infette presenti sullo store e l’arricchimento della tecnologia Verify App. La stessa Check Point ha messo a disposizione uno strumento online gratuito con il quale gli utenti possono controllare se il loro account è stato violato. In questo caso l’unica possibilità è quella del re-flashing. Una “pratica” che da soli non può essere effettuata visto che comporta l’installazione di un sistema operativo pulito sul dispositivo. Ad essere colpiti i device Android che montano Jelly Bean, KitKat e Lollipop. Stando alle stime si tratterebbe di circa il 74% dei dispositivi Android in circolazione.

Gooligan Android sotto scacco, infezione planetaria

13mila dispositivi al giorno. Questa la portata del contagio di Gooligan. La maggior parte degli smartphone colpiti è presente in Asia, circa il 57 per cento. Sotto il 10 per cento la quota di dispositivi colpiti in Europa. Secondo i ricercatori di Check Point i pirati informatici si stanno evolvendo modificando le proprie strategie di attacco. Abbandonati i computer trovano molto più semplice prendere di mira i dispositivi mobili. Qui, infatti, sono presenti tutti i dati sensibili degli utenti: da quelli della posta elettronica ai dati delle carte di credito.