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Qui Tunisi, alla scoperta della città con l’inviata speciale di Diregiovani

TUNISI – Appena ho messo piede fuori dall’aeroporto di Tunisi,decine di storie si sono riversate nelle mie orecchie e nei miei occhi come un fiume in piena. Storie di un paese che ha voglia di parlare e contare qualcosa nel mondo, aldilà della cronaca sporadica sul terrorismo.

Qui Tunisi, sosta nel polveroso Auberge de jeunesse

Neanche il tempo di posare lo zaino in ostello, e già un gruppo di manifestanti dell’UGTT (il principale sindacato tunisino ndr) incontrato per caso mi chiedeva di montare uno scandalo internazionale sul problema del precariato e delle mancate assunzioni in ruolo degli insegnanti. – Un attimo, come si chiama il vostro ministro dell’istruzione? – Néji Jalloul, per la cronaca, ma ci tornerò, forse, più avanti, quando mi sarò fatta un’idea un po’ più precisa della politica nel paese. Mentre il signor Mohammed mi accoglieva nel suo polveroso e affascinante Auberge de jeunesse, la conferenza “Tunis 2020”, voluta dal governo per attrarre investimenti e presentare alla comunità internazionale il suo piano quadriennale di sviluppo, volgeva al termine. Stando a quanto riporta la stampa economica locale, il sostegno finanziario alla Tunisia annunciato dai 40 paesi e dalle numerose istituzioni internazionali che hanno partecipato al congresso ammonta a 13,7 miliardi di dollari, dei quali 4 dovrebbero venire dalla Banca Mondiale, 2,5 dalla Banca Europea per gli Investimenti, 1,5 dal Fondo Arabo per Lo Sviluppo Economico e Sociale. Più di un miliardo di dollari anche da Germania, Qatar e Francia, mentre l’Italia ha promesso 380 milioni in 5 anni.

Qui Tunisi, “al kalam sahl!”- parlare è facile!

“al kalam sahl!”- parlare è facile! -, osserva Ahmed, che lavora in ostello, mentre guardiamo il telegiornale di Nessma Tv, un canale privato tunisino di cui il gruppo Mediaset è secondo azionista. Ancora oggi, mentre l’Italia trattiene il fiato nell’attesa di conoscere l’esito referendario, in Tunisia l’attenzione dei media è tutta per la conferenza, dove non sono mancate contestazioni organizzate dal movimento “Manich Msamah”, represse da un importante dispiegamento di forze di polizia, che ha arrestato diverse persone. Che significa “Manich msamah”? Significa: “Io non perdono”, e mi do’ ancora qualche giorno per spiegare perché. Per ora, il mio compito è un altro: fare la spesa in dialetto tunisino ed evitare il francese – che qui tutti parlano discretamente – come la peste. Così ho comprato un piccolo manuale nella libreria “El Kitab” (“Il libro”) di avenue Habib Bourguiba. Trattasi di 21 lezioni per parlare l’arabo tunisino in altrettante situazioni della vita quotidiana. Da queste ultime cercherò di trarre spunto per raccontare un pezzetto della società e della cultura tunisine durante i miei tre mesi di permanenza. Il commesso della libreria mi ha suggerito un’anteprima: “Asslema, Bisslema, couscous (salve, arrivederci, couscous): se conosci queste tre parole sei a posto, sei tunisina!”.