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Rugby. Castrogiovanni lascia, si ritira il campione ‘guascone’

ROMA – Il rugby, nonostante la mamma. E al rugby ha dato tantissimo, è stato uno dei migliori piloni destri della storia di questo sport. Ma, altrettanto, ha contribuito in modo determinante nel fare uscire il rugby (italiano) da quella nicchia a cui provavano ad avvicinarsi in pochi. Per questo Martin Castrogiovanni mancherà tantissimo alla palla ovale tricolore, per la sua qualità in campo, per la sua simpatia, per il suo essere guascone al momento giusto, professionista esemplare al momento di difendere palla e maglia azzurra. E con un cuore grande così: la sua vicinanza soprattutto ai più piccoli è attività in cui non appenderà mai gli scarpini al chiodo.

Castrogiovanni e l’amore per il rugby, nonostante mamma

A 35 anni appena compiuti, 119 caps con l’Italia (sono le presenze con la maglia azzurra, ndr), Martin ‘El Gordo’ Castrogiovanni, che ha vissuto forse il momento migliore del rugby in Italia, ha detto basta. Originario di Paranà, in Argentina, ma di sangue italiano (la famiglia arriva da Enna), il suo cuore è stato sempre tinto d’azzurro, come pure il suo sport è stato il rugby. Nonostante mamma. E sì, perché Martin, che ha esordito nel rugby a 18 anni e a 20 ha avuto il suo primo ingaggio professionistico (nel 2001, a Calvisano), ha giocato anche a basket. A mamma Stella Marias, infatti, il rugby non piaceva: “Di nascosto, avrò avuto 15 o 16 anni, ho provato ad andare a qualche allenamento con una squadra di rugby. Ma io dovevo fare qualcosa perché volevo giocare soltanto a rugby. E ci sono riuscito. Avrò avuto 18 anni, avevo appena giocato una finale del campionato regionale di basket con la mia squadra, l’Echague. E’ stato allora che ho capito che era arrivato il momento di cambiare il mio futuro. Sono andato verso l’arbitro senza nessun motivo, avevo però bene in testa cosa dovevo fare. Non lo volevo picchiare e l’ho ‘soltanto’ spinto”. ‘Castro’ fu squalificato (“forse mi avranno dato 50 o 100 partite, ma non sono mai andato a controllare”), così andò dalla mamma e le disse: “Ora mi devo cercare un altro sport”. La risposta? “Ok, bastava saperlo!”.

A vent’anni il viaggio verso l’Europa

E fu così, con la “camiseta blanca y negra” del CAE – Club Atletico Estudiantes di Paranà Club Atletico Estudiantes de Parana che l’avventura rugbistica di Castrogiovanni ha preso il via, allo stesso modo con cui ha messo la parola fine. Sabato 17, infatti, “davanti alla mia famiglia e insieme agli amici con cui ho intrapreso la mia avventura con la palla ovale”, in un appuntamento al torneo di rugby ‘del Plumazo Seven del Plumazo a Parana”, ha chiuso con il rugby “giocando il Seven de Gordos (rugby a 7 dei Ciccioni), la partita dedicata ai giocatori che superano i 100 chilogrammi di peso. Il primo amore non si scorda mai”. Martin ha lasciato l’Argentina nel 2001 “per inseguire un sogno. Avevo vent’anni, sono salito su un aereo e mi sono ritrovato in Europa. Calvisano, Leicester, Tolone, Racing Parigi, e molte partite con l’Italia. Dietro ai nomi e ai numeri ci sono moltissime persone con cui ho condiviso questo percorso che ha portato tante gioie e anche inevitabilmente qualche rammarico- il suo ricordo- E’ stato difficile ma rifarei tutto allo stesso modo. Non mi è mai mancata la forza per superare ogni ostacolo, e per questo devo ringraziare chi mi è sempre stato accanto. La famiglia e gli amici mi hanno insegnato a inseguire i sogni, a non mollare, a essere felice ma soprattutto a ricordarmi sempre da dove vengo. Forse oggi si fa presto a dimenticare le proprie origini. Lasciare il mio mondo allora non è stato facile. Solo in quel momento ti rendi conto di quanto siano importanti la famiglia e gli amici, per questo ho deciso di salutare proprio qua dove è cominciato tutto”.

Il saluto di Castrogiovanni