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Qui Tunisi, Al Kalam Sahl! Dio benedica le emoticon

TUNISI – Le studentesse tunisine del dipartimento di italiano mi si presentano con un sorriso, una pioggia di richieste di amicizia su Facebook e qualche domanda sul Dolce stil novo, la pizza e Laura Pausini (non necessariamente in quest’ordine).   Le incontro grazie all’accordo tra la mia università e quella di Manouba, una cittadina alla periferia nord di Tunisi, dove sono ospite.  “Siano benedette le emoticon, le gif, i video su Youtube e tutti i tecno-fronzoli che mi permettono di condividere qualcosa con loro quando le parole non mi aiutano!” mi sorprendo a pensare.

Fusha o derija, questo è il problema

Per chi non lo sapesse, la varietà di arabo più studiata nella maggior parte delle università italiane, compresa la mia, è quella della poesia classica, del linguaggio isitituzionale e del Corano, la cosiddetta lingua ‘pura’ o ‘fusha’ (dove la s si pronuncia sorda come in “cosa” e la h rassomiglia al suono aspirato della ‘c’ dura toscana). E’ una lingua bellissima e, se sei un presidente della repubblica, un giornalista di Al-Jazeera o un poeta dell’VIII secolo, anche molto utile. Meno utile nei casi restanti: in tutti i paesi arabi la lingua parlata è piuttosto diversa dalla ‘fusha’; molti paragonano il rapporto odierno tra l’arabo standard e i vari dialetti a quello tra le lingue romanze e il latino durante il medioevo. Nella stragrande maggioranze delle situazioni i tunisini, compresi i professori universitari, usano la derija, il dialetto, spesso presente anche in ambito giornalistico e televisivo.

Arabo antico o moderno? meglio il francese

In media, anche se non amano molto la lingua coloniale, i tunisini che ho incontrato fanno molta più fatica a parlare in ‘fusha’, o ‘Modern Standard Arabic’ (MSA) che in francese. Chi ha consacrato anni di studio all’arabo standard, dall’altra parte, non ha molte più probabilità di capire la ‘derija’ di chi per anni ha studiato botanica. Qualcuna in più, sì. Forse.  La struttura e il lessico della ‘derija’ tunisina riassumono bene la storia di un piccolo paese che dal deserto del Sahara si affaccia sul Mediterraneo e l’Europa. Si tratta infatti di un mix di lingue in cui dominano il berbero, l’arabo e il francese ma dove sono importanti anche le influenze dello spagnolo, dal turco e dall’italiano.  Qualche esempio su queste ultime? ‘Kufirta’, coperta; ‘karritta’, carrozza, ‘kumidinu’, comodino, ‘trillia’, triglia, ‘subbia’, seppia… Al-kalam sahl, aw la? (Parlare è facile…o no?).

Nelle foto: qualche scena dell’Università di Manouba e l’alfabeto arabo. Per sapere come pronunciare le lettere, potete chiedere a Maha