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Qui Tunisi, tra matrimonio riparatore e giornata dell’orgasmo

TUNISI – “Italiana! Benvenuto. Mi piace tanto italia. Sai cosa mi piace soprattutto? Le donne!” (cit.).

Una ragazza che cammina da sola sull’Avenue Bourguiba, nel cuore di Tunisi, attira in media un commento o un saluto ogni 17 metri. Se il suo aspetto lascia pensare che sia una straniera, i commenti iniziano in inglese, francese e italiano. Purtroppo il mio orecchio non è ancora in grado di decifrare quelli in arabo, ma forse è un bene: per il momento il ‘vaff*****o’ tunisino è rimasto un appunto sul mio quaderno. In ogni caso, queste frasi possono tornare utili:

 “Ene m’arsa” significa “sono sposata”; “Rani makhtouba”, sono fidanzata; “Khalliny rayda!”, lasciami in pace; “ma nhibb nokhrouj ma’a hadd”, non voglio uscire con nessuno.  

Detto ciò, un’occidentale in visita a Tunisi può fare più o meno tutto. Vestirsi come vuole, frequentare un laboratorio di musica elettronica per ragazze animato dalla Dj turco-tedesca IPEK, assistere a una conferenza sul femminismo nel Mediterraneo con blogger donne da tutto il mondo. Può anche scrivere su Facebook una marea di post auto-ironici per lamentarsi della propria vita sessuale, come ha fatto un’amica tunisina in occasione della giornata mondiale dell’orgasmo. (A proposito, era il 21 dicembre, ma pare ce ne sia un’altra il 31 luglio).

La Tunisia il primo paese arabo a vietare la poligamia

Nel 1956, la Tunisia è stata il primo paese arabo a vietare la poligamia e concedere, ben 15 anni prima della Svizzera, il voto alle donne. Nel paese abortire è legale dal 1973. Le leggi tunisine, però, non sono tutte uguali: la 227 per esempio legittima il matrimonio riparatore e depenalizza lo stupro per chi, dopo averlo commesso, sposa la vittima. Una legge del genere è esistita in Italia fino al 1981 (l’art. 544 del codice penale), ma qui esiste ancora. Se n’è tornato a parlare a metà dicembre scorso, perché nel governatorato del Kef un tribunale ha autorizzato il matrimonio tra una tredicenne e il suo stupratore. Ora il governo sembra pronto a modificare la norma, dopo che la storia ha scatenato manifestazioni spontanee della società civile. Besh nchouf (vedremo).