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Auguri ‘Sic’: 30 anni fa nasceva Marco Simoncelli

ROMA – L’aria scanzonata, la battuta, il sorriso grande così che spuntava da quella montagna di capelli ricci stile rocker Anni 70 (“non so perché li porto così. Ma non li taglio: sono più famosi di me”). Che di colpo lasciavano spazio ad una meticolosità incredibile, una professionalità indiscutibile. Marco Simoncelli se ne è andato che era un ragazzo, oggi avrebbe compiuto 30 anni. Quel terribile incidente del 23 ottobre del 2011 tolse al mondo del motociclismo un talento emergente, alla sua famiglia un ragazzo allegro, positivo.

Il racconto di Fausto Gresini

“Aveva un modo scanzonato di vivere la vita, era sempre positivo, aveva anche una attenzione particolare per le persone bisognose. Quello di Marco era un animo molto delicato e attento”. Fausto Gresini era il patron dell’omonimo team della Honda ai tempi del Sic in MotoGP. Oltre al rapporto professionale con il suo pilota, c’era anche una vera e propria amicizia tra i due. “Oggi avrebbe compiuto 30 anni…mammamia, l’età della maturazione- ricorda commosso Gresini all’agenzia Dire- Era un personaggio positivo in tutto”. Anche e soprattutto in pista: “Ricordo che quando poteva esserci qualcosa che non andava e noi ci dannavamo, lui ci diceva sempre ‘va tutto bene, la moto è ok, il problema sono io’. Eravamo uniti nel fare squadra, anche nei momenti duri era sempre positivo”. E non solo: “Lui era un professionista meticoloso, cercava sempre di capire perché succedevano certe cose, non mollava mai. Era capace di restare al lavoro con i tecnici fino alla sera, fino alle 22. Lui la viveva la riunione tecnica, con grande attenzione”. Marco Simoncelli era un ragazzo semplice, “capace di una grande comunicazione, con un talento incredibile- continua Gresini- E quello che piaceva molto di lui in pista era la sua grinta, la sua voglia di battagliare e sempre in maniera leale. E anche con gli amici, compreso Rossi. Ricordo quando a Misano lo passò nell’ultima fase della gara, quando Valentino era in Ducati. Fu un sorpasso a limite, ricordo che Marco disse ‘Cazzo, spero che non si incazzi…’. Lui era così, amava la competizione, dava il massimo. Era un guerriero, era consapevole delle qualità che aveva”.

L’episodio legato a Dani Pedrosa

Patron Gresini ricorda poi il brutto episodio legato a Dani Pedrosa, quando dopo un sorpasso lo spagnolo finì a terra. Dopo di allora Simoncelli subì anche delle minacce di morte da parte dei tifosi dello stesso pilota iberico: “Eravamo al GP di Francia, ci fu questo sorpasso a Pedrosa che finì a terra- ricorda- Marco fu anche punito, ingiustamente secondo me. Nel successivo GP in Spagna doveva girare con le guardie del corpo dopo le minacce. Fece anche la pole, mi disse ‘chissà come mi guardano, mi vorranno ancora di più morto’. Lui non credeva a quello che stava succedendo, non capiva come potesse esserci tanta cattiveria soprattutto nei confronti di un pilota leale come lui”. E poi, continua Gresini, “Simoncelli era uno quello che diceva quello che pensava. Era un romagnolo, amava giocare a carte, girava con la nonna, la portava in macchina e si divertiva quando la metteva di traverso. Era un ragazzo che amava stare con gli amici, amava le cose semplici. Ed era rispettoso delle regole: stava alle regole del papà e non si approfittava perché era un pilota che guadagnava molto. Marco è unico, un altro non ce ne sarà mai”.