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“Muslim Ban”, che cos’è il decreto Trump?

ROMA – Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per chiudere i confini degli Stati Uniti d’America, bloccando il programma di accoglienza per i profughi e stoppando i permessi per i migranti provenienti da 7 paesi a maggioranza islamica (Siria, Libia, Iraq, Iran, Somalia, Yemen, Sudan).

Che cos’è il decreto Trump

“Non vogliamo qui terroristi islamici”, ha dichiarato il presidente Trump. “Vogliamo assicurarci che non stiamo facendo entrare nel nostro paese le minacce che i nostri soldati stanno combattendo. Ammetteremo soltanto chi supporterà gli Stati Uniti ed amerà profondamente la nostra gente”.

che cos'è il decreto trumpI Paesi coinvolti nel cosiddetto “Muslim Ban” sono Siria, Libia, Iraq, Iran, Somalia, Yemen, Sudan.

Nel suo ordine esecutivo, il presidente americano Donal Trump ha sospeso per tre mesi il programma di ammissione di tutti i rifugiati e, a tempo indeterminato, l’ingresso di quelli siriani.
Al Pentagono e al Dipartimento di Stato è stato chiesto un piano per creare “zone di sicurezza” dentro e intorno alla Siria per offrire protezione ai siriani che scappano dalla guerra.
Dopo i 120 giorni di sospensione dell’ingresso, si darà priorità ai rifugiati appartenenti a minoranze perseguitate per motivi religiosi, in particolare ai cristiani.

Per tre mesi sarà vietato l’ingresso negli Stati Uniti per i cittadini di sette paesi musulmani: Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen.
Secondo il provvedimento, le autorità locali e statali dovrebbero avere un ruolo nel decidere se i rifugiati si possano insediare.

Donald Trump ha poi tagliato di oltre la metà il numero dei rifugiati che gli USA prevedevano di accettare quest’anno, portandolo a 50mila.

Per impedire l’ingresso di terroristi, il presidente americano ha inoltre ordinato di velocizzare il sistema biometrico per tracciare le entrate e le uscite di tutti i viaggiatori negli USA.
Nel suo giro di vite, Trump ha sospeso con effetto immediato il programma Visa interview waiver, che consentiva ai cittadini stranieri titolati di chiedere il rinnovo del visto senza affrontare il colloquio personale con le autorità diplomatiche americane.

decreto trumpDecreto Trump già in vigore

Le misure di Trump hanno avuto conseguenze già dal 30 gennaio.
Anche la compagnia aerea Alitalia, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha l’obbligo legale di applicare il decreto di Donald Trump che vieta l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di sette Paesi a maggioranza islamica (Siria, Libia, Iraq, Iran, Somalia, Yemen, Sudan).

Al Cairo a una famiglia di iracheni è stato impedito di salire a bordo di un volo EgyptAir per New York. Marito, moglie e due figli, già in possesso del visto, sono stati informati che le nuove regole non potevano consentire l’imbarco.
Situazione analoga ai banchi delle compagnie internazionali a Teheran, dove la carta d’imbarco non viene rilasciata ai cittadini iraniani da compagnie come Etihad Airways, Emirates e Turkish Airlines. Da parte sua la Iran Aviation Organisation ha affermato di non aver rilasciato nuove direttive in merito alle compagnie del paese, che comunque non hanno voli diretti con gli Usa. Sul decreto di Trump avvocati e gruppi per la difesa dei diritti umani stanno attivando azioni legali.

Una passeggera di un volo Swiss partito da Ginevra e diretto a New York è stata respinta appena atterrata negli States.
La donna, che era partita sabato 28 gennaio, è la prima e, per ora, unica persona a bordo di un volo della compagnia svizzera a subire gli effetti del nuovo controverso “decreto Trump” sull’immigrazione.
Sempre stando alle prime notizie sarebbe stato congelato anche un volo di rifugiati per gli Usa con 35 persone a bordo.

Decreto Trump: si applica anche a piloti e assistenti di volo

Le compagnie che infrangono l’ordinanza vengono multate.
Il divieto di entrata sta colpendo anche gli equipaggi delle compagnie aeree.

L’Air Transport Association è preoccupata per l’impatto che il provvedimento deciso dal presidente Trump avrà sul traffico aereo internazionale.

Il Customs and Border Protection, vale a dire l’Agenzia per la dogana e la protezione delle frontiere statunitensi, ha già informato l’associazione di settore che non è più permesso entrare negli Stati Uniti ai piloti e assistenti di volo provenienti da paesi come l’Iraq e l’Iran, in base alle e-mail indirizzata ai membri dell’International Air Transport Association (IATA), organizzazione internazionale di compagnie aeree con sede a Montréal.

La IATA è stata informata in tempi brevi.
I cittadini degli stati “bloccati”, avverte Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti”, non possono quindi salire su nessun volo destinazione States.

La ricerca: negli USA più vittime da “caduta da letto” che per terrorismo

Persino le brutte cadute dal letto negli Stati Uniti mietono più vittime degli attentati terroristici: 737 contro 2.
Lo rivela una ricerca condotta dal quotidiano americano “Huffington Post” un anno fa, ma che l’attrice Kim Kardashian ha rispolverato attraverso i suo profilo Twitter, in risposta al pdecreto Trump.

L’analisi dell’Hp attinge da dati statistici provenienti da organizzazioni governative e non, e indica il numero medio all’anno, calcolato su un arco di tempo di dieci anni, di morti provocate da determinati incidenti.
Così, se le vittime causate dagli estremisti stranieri sono soltanto due – nove se si includono anche gli americani – quelle per colpi d’arma da fuoco esplosi da cittadini statunitensi sono 11.737.

A seguire le già citate cadute dal letto: 737. Sono 264 le persone investite dai mezzi pubblici, 69 quelle rimaste vittima di un tagliaerba e 31 quelle folgorate da un fulmine. Ben 21 persone hanno perso la vita poiché un bambino piccolo ha accidentalmente esploso un colpo d’arma da fuoco, e cinque infine quelli uccisi da estremisti di estrema destra.