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T2: Trainspotting. L’occasione, il tradimento e la resa dei conti (mancata)

t2: trainspottingROMA – Renton ha scelto la vita?
Si torna a correre nel sequel di Trainspotting, secondo capitolo cinematografico liberamente ispirato ai romanzi di Irvine Welsh.
Danny Boyle dirige ancora Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Ewen Bremner e Robert Carlyle, confermandosi perfetto narratore del viaggio nel delirio.
La storia del cult targato 1996 continua in T2: Trainspotting con un balzo temporale di 20 anni: Rent, Sick Boy, Spud e Begbie sono ora ultra quarantenni intrappolati nelle loro nuove vite.
L’eroina si inchina all’industria del sesso, inconsapevole Deus ex machina del destino dei protagonisti.

Sono trascorsi due decenni, nel film come nella realtà. Un bagno di nostalgia in cui lo spettatore rischia di affogare.
Azzardo riuscito?
Non proprio.

T2: Trainspotting. Sinsossi

Rent, Sick Boy, Spud e Begbie si riuniscono negli anni Duemila, dopo essere sopravvissuti alle vicissitudini del primo film. Sono sopravvissuti, ma continuano a convivere con gli stessi demoni che, a lungo, li hanno perseguitati. Droga, depressione e guai con la giustizia. Questa volta, trovano un metodo “molto innovativo” per entrare a far parte del mondo della pornografia.

T2: Trainspotting uscirà nei cinema il 23 febbraio 2017.
La versione italiana mantiene il cast di doppiatori del primo film, sebbene dopo 20 anni il timbro sia leggermente diverso.
Un punto a favore: invecchiano i protagonisti, invecchiano le voci.

T2: Trainspotting. L’occasione

Renton ha scelto la vita?

Il finale del Trainspotting originale, sebbene ricco di speranze, lasciava trasparire il dubbio sul futuro di Renton.
Mantenuti per 20 anni i buoni propositi, il protagonista ritorna alla sua Edimburgo dove tutto sembra rimasto congelato al 1996.
Non sorprende trovare Begbie in carcere dove, suo malgrado, dovrà rimanere a lungo. Poco vale il suo accorato rifiuto di essere preso per “uno dei cazzoni della Bibbia che vivono per sempre”.
Il goffo Spud è alla continua ricerca di una via d’uscita dall’eroina,”unica amica che non mi ha mai mollato”.
Sick Boy è diventato un cocainomane che non si fa scrupoli ad usare la sua donna per ricattare gli amanti dello strap-on.

Ma il ritorno di Renton sarà l’occasione di tutti per trovare uno scopo nella vita.
Per Spud la disintossicazione, per Sick Boy l’apertura di un bordello. Per Begbie la vendetta.

Lo spettro dell’eroina è presente per tutto il film, e per un breve attimo lo vediamo manifestarsi nel suo vestito migliore, accompagnati dalla voce di Freddie Mercury e dalla sua Radio GaGa.
Sarà proprio la colonna sonora a riconfermarsi padrona della narrazione.
Perfetta.

Esplosivo il ritorno del monologo sulla vita.
Ma sono passati 20 anni, e il “maxi televisore del cazzo” ha ceduto il posto a Facebook, Twitter e Snapchat per “vomitare la bile su persone che non hai mai conosciuto”.

T2: Trainspotting. Il tradimento

Sebbene la storia di T2: Trainspotting ruoti intorno ai quattro protagonisti orginali, si aggiunge accanto a loro la figura di Veronika.
La donna amata da Sick Boy, l’amante di Renton, l’amica di Spud.
La traditrice.

Sarà inevitabile fare costanti paragoni con il primo Trainspotting, complice anche Danny Boyle. Tanti, forse anche troppi i riferimenti all’originale del 1996.
Si diventa turisti del passato con uno scomodo zaino di ricordi, ingombrante agli stessi protagonisti.

Torniamo con Renton nella sua camera, la stanza dove abbiamo vissuto l’estenuante crisi di astinenza culminata in una, se non LA, scena più inquietante di tutto il film.
Ma in T2 l’eroina è stata “tradita” e non basta la toccata-e-fuga di una notte a ristabilire gli inebrianti deliri che plasmavano Trainspotting.

T2: Trainspotting. La resa dei conti (mancata)

Renton torna 20 anni dopo dagli amici che ha tradito.
Le reazioni saranno tutte violente nella loro diversità.
Ma il faccia a faccia a quattro arriverà, e sarà il momento della resa dei conti.

T2: Trainspotting è senza dubbio un buon film, con una regia e un cast all’altezza del gravoso compito di riportare sullo schermo un grande cult.
Un sequel dignitoso, per un capolavoro che, tuttavia, non è stato eguagliato.

L’effetto nostalgia funziona, ma qualcosa manca.
Appoggiare una grande fetta di sceneggiatura sul passato non esalta, anzi, affonda la potenza narritava della storia.

La sensazione è quella di aver mangiato un dolce senza zucchero.
Arrivati ai titoli di coda, la fame di un’attesa 20ennale non viene del tutto soddisfatta.
Tanto rumore per nulla?

T2: Trainspotting. Colonna sonora

Lust for Life – remix dei The Prodigy
Shotgun Mouthwash – High Contrast
Silk – Wolf Alice
Get Up – Young Fathers
Relax – Frankie Goes to Hollywood
Eventually But (Spud’s Letter to Gail) – Underworld feat. Ewen Bremner
Only God Knows – Young Fathers
Dad’s Best Friend – The Rubberbandits
Dreaming – Blondie
Radio Ga Ga – Queen
It’s Like That – Run DMC e Jason Nevins
(White Man) in Hammersmith Palais – The Clash
Rain or Shine – Young Fathers
Whitest Boy on the Beach – Fat White Family
Slow Slippy – Underworld