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Università. Anvur: dati positivi per la ricerca, crescono produzione e produttività

Roma – Migliora la ricerca dell’Università italiana nel confronto con quella internazionale: cresce la produzione scientifica, migliora l’impatto delle ricerche sulla comunità di riferimento e migliora anche la produttivita’ dei ricercatori italiani. E’ quanto emerge dalla Seconda valutazione della qualita’ della ricerca (Vqr), realizzata dall’Anvur che ha analizzato la produzione scientifica degli atenei italiani nel periodo 2011-14.

Il quadro generale e’ dunque “positivo tanto che ci fa affermare che in questi anni i ricercatori italiani hanno saputo pubblicare di piu’ e con migliore qualita’”. E’ quanto dichiarato dal presidente Anvur, Andrea Graziosi durante la presentazione della Vqr all’auditorium Antonianum a Roma. Buoni risultati quindi, “nonostante le perduranti criticita’ imputabili alla scarsita’ di risorse disponibili”.

Secondo lo studio, inoltre, si riducono le distanze dalle Universita’ del Sud da quelle del Nord e un importante contributo per quel che riguarda i risultati positivi deriva dai nuovi ingressi (assunti e promossi) che hanno innalzato la produttivita’ media degli atenei: “In generale le forze fresche hanno contribuito al miglioramento del sistema universitario italiano- ha detto Daniele Checchi del Consiglio direttivo dell’Anvur- nel dettaglio le Universita’ del meridione hanno tratto grande beneficio dal reclutamento di nuovi ricercatori e professori. Una seconda impressione e’ che le universita’ settentrionali abbiano una maggiore capacita’ di attrazione nei confronti dei nuovi ricercatori e quindi, una maggiore leva al momento della selezione.

“I dati che vengono presentati oggi- ha dichiarato il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, durante il suo intervento all’Auditorium Antonianum- ci raccontano, da una parte, uno stato dell’arte della produzione dei nostri atenei e dei nostri enti, dall’altra, ci indicano prospettive di azione che dobbiamo intraprendere per potenziare sempre di piu’ questo settore di importanza vitale nel percorso di crescita italiano. L’Italia, secondo dati Eurostat, investe in Ricerca e Sviluppo l’1,33% del Prodotto interno lordo a fronte di una media europea del 2,03%. Siamo un Paese che ha un numero basso di ricercatori rapportato alla popolazione: nel 2015 la percentuale dei ricercatori ogni mille occupati in Italia era pari al 4,73% contro una media europea del 7,40%. Siamo un Paese che, nonostante tutto questo, si posiziona a livello internazionale, in termini di performance della ricerca pubblica, in ottime posizioni: stando alla rilevazione Anvur per il periodo 2011/2014 l’impatto della produzione italiana di pubblicazioni su riviste eccellenti e’ superiore alla media dell’Unione europea. E’ il segnale di un patrimonio di risorse umane e professionali, di intelligenze che non possiamo disperdere”.

“L’inversione di rotta su politiche e risorse- ha aggiunto Fedeli- e’ appena partita. Dobbiamo portarla avanti con convinzione. A partire dall’attuazione del Piano nazionale per la ricerca, che destina oltre il 40% delle risorse totali al Capitale Umano, con l’obiettivo di aumentare il numero di ricercatori e dottori di ricerca nel Paese e di attrarre i migliori talenti. Un ringraziamento particolare va alle nostre ricercatrici e ai nostri ricercatori – oltre che al personale universitario nel suo complesso – perche’ con il loro studio e la loro passione hanno creduto nell’Italia forse piu’ di quanto abbia fatto la politica negli scorsi anni. Il loro lavoro e’ un atto di amore verso il proprio Paese, e’ la tenacia dell’intelligenza che non si fa scoraggiare da condizioni impervie. A voi, ricercatrici e ricercatori, voglio dire che le cose sono cambiate. Avete nel Governo un supporto per la vostra azione. Saremo all’altezza della vostra caparbieta’ e dei vostri sogni”.