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A Milano va in campo l’integrazione: è la Quarta categoria, il calcio di tutti

MILANO – Brian è il primo ad arrivare, prima di tutti, prima addirittura del custode che ha le chiavi del campo e degli spogliatoi. Lo accompagna la mamma, la sua prima tifosa. Scruta con lo sguardo, come se cercasse già i suoi compagni di squadra. Nonostante sia quasi mezzogiorno, tutto intorno è però silenzioso, attutito. Sarà la nebbia che fatica a levarsi, sarà che Giambellino, periferia ovest di Milano, al sabato mattina ancora sonnecchia. Questo è il quartiere che cantava Giorgio Gaber, quello che un tempo accoglieva tanta gente salita dal sud dell’Italia, in cerca di lavoro e benessere, e che oggi apre le porte a chi sempre dal sud arriva, ma stavolta da molto più lontano. Prima era la Calabria, ora sono la Cina, il Bangladesh, a colorare le grandi arterie che circondano la stazione ferroviaria di San Cristoforo, snodo imprescindibile per raggiungere Milano e il suo cuore.

Quarta categoria, per Brian e la sua squadra un giorno speciale

È un giorno speciale per Brian e la sua squadra: oggi si affronta il “Milan”, forse la migliore squadra del torneo. A lui il compito di difendere la porta del “Genoa”. Sarà durissima, ma il calcio è imprevedibile e la palla, come si sa, rotonda. Questa è la Quarta Categoria, mica scherzi. Quarta Categoria, e puoi pensare all’ultimo gradino di una scala di valore. E invece no, al contrario: Quarta Categoria è il calcio di quei ragazzi e di quelle ragazze che, pur vivendo quotidianamente una condizione di disabilità, non hanno rinunciato al desiderio di giocare a calcio, di correre, sudare, parare un tiro o segnare un goal, perché il calcio è di tutti, non conosce barriere né pone limiti. Quarta Categoria è un progetto che affonda le sue radici nel principio dell’inclusività, tutti uguali fuori dal campo, ancor di più dentro al rettangolo di gioco.

Quarta Categoria, il calcio di tutti

Quarta Categoria nasce grazie all’instancabile volontà di Valentina Battistini, giornalista, conduttrice televisiva e volto noto dell’emittente Sportitalia, che mastica calcio da sempre, tanto da raggiungere il patentino Uefa B da allenatrice. Con l’associazione Calcio 21, di cui è presidentessa, ha tradotto in realtà i sogni di tanti ragazzi: un torneo di calcio, al momento aperto alla partecipazione di associazioni e realtà che lavorano con l’handicap nell’hinterland milanese (otto per la precisione) e che dopo un duro lavoro organizzativo, ha trovato il pieno sostegno delle massime autorità del nostro calcio. La Lega Nazionale Dilettanti ha sposato da subito l’idea sottoponendo a Carlo Tavecchio e alla Figc l’iniziativa, certi di una convinta adesione. E così è stato: la Federazione da lui presieduta ha fornito nuova linfa al progetto coinvolgendo la Serie A nostrana affinché appoggiasse in toto l’iniziativa. E la Serie A ha risposto presente: ad Ottobre, quando il tutto è stato presentato alla stampa, otto squadre della nostra massima categoria (Lazio, Inter, Milan, Fiorentina, Udinese, Sassuolo, Genoa e Cagliari, ndr) hanno affiancato le otto realtà del terzo settore (oltre alla Asd Calcio 21, Tukiki Minerva Milano, A.S. Sporting4e Onlus, Gea Ticinia Novara, Briantea 84, Fuorigioco, Vignareal e Ossona, ndr), gemellandosi l’una con l’altra, consentendo l’utilizzo del nome del club e garantendo la fornitura di materiale tecnico ufficiale. È stato emozionante per tutti vedere Lotito, Antognoni, capitan Zanetti, pezzi da novanta del nostro calcio, posare e scherzare con i ragazzi intervenuti, senza retorica o speculazioni. E la cornice, più che adeguata: la Sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva del Senato, presente il Presidente Grasso intervenuto a salutare l’evento. E l’avventura è cominciata.

Quarta Categoria, tra orgoglio e tifo

Ci si perdonerà la digressione, utile e necessaria per spiegare quanto abbiamo vissuto lo scorso sabato, terza giornata di torneo, in un centro sportivo di Milano che ospita l’evento. È quasi l’una quando i giocatori della Calcio 21, che ha sposato i gloriosi colori del Genoa Cricket and Football Club, arrivano alla spicciolata: Brian non è più solo. Arriva Valentina, che ci accoglie con calore; arriva anche Valeria Izzo, vicepresidentessa dell’associazione ed infaticabile supporto per tutti, ragazzi e genitori compresi. C’è da prendere le chiavi dello spogliatoio, veloci che bisogna riscaldarsi, è troppo umido per entrare coi muscoli a freddo. Chi mastica calcio, sa che la preparazione alla gara è uno dei momenti più importanti; si ripassa la tattica, si governa l’emozione, si ascoltano le ultime indicazioni del mister: qui è esattamente così, Valentina ha il volto teso quando entra per la riunione finale; dopo le due sconfitte iniziali pretende qualcosa di più dai suoi ragazzi. Fuori dalle segrete dello spogliatoio è come quando si torna dalle gite scolastiche: la folla dei genitori s’ingrossa sempre di più. Arriva anche il papà di Brian: “ho staccato ora dal lavoro ma non potevo perdermi la sua partita”, ci dice concentrato. Arrivano intanto anche gli avversari, arriva il “Milan”, la “Lazio”, il “Sassuolo”…sembra un piccolo Torneo di Viareggio, tanti ragazzi, tanti colori. Tre i campi che ospitano le otto formazioni: in simultanea tre incontri, il quarto inizia come ne termina uno. Quando arriva l’arbitro inviato dall’AIA (l’associazione nazionale degli arbitri, ndr) comprendi che la cosa si fa seria: liste alla mano, tesserini di riconoscimento, il rito dell’appello non perde mai il suo fascino.

La mamma di Brian, Stefania, è emozionata, e si vede: poco prima, al bar, ci ha confessato che “per Brian è importantissimo essere qui, giocare al calcio, perché per i nostri ragazzi non è facile poiché le scuole calcio sono purtroppo precluse a chi ha delle disabilità. Con questo progetto si da loro la possibilità di un nuovo canale di socializzazione, che non sia quello canonico della scuola o dell’associazione che li segue dal punto di vista terapeutico”; ora l’aspetta una gara fuori dal terreno ad incitare suo figlio. Scambiamo quattro chiacchere con chi i ragazzi della Asd Calcio 21 li allena in settimana, Andrea Carugo, ora tecnico di una squadra di Eccellenza lombarda con trascorsi da calciatore anche di discreto livello, e Melissa Angelica De Boita, brillante ex calciatrice brasiliana ora trasferitasi in Italia. Ci parlano di “gruppo”, di “gioco di squadra”, di “divertimento” e di quanto allenare i “loro ragazzi” li riempia di soddisfazione; per quanto contano, tattica e tecnica vengono poi.

Quarta Categoria, palla al centro

Allenare atleti con varie disabilità, con una diversa e crescente gravità, richiede amore per quanto si fa, sensibilità, ma anche un grande sentimento di uguaglianza, tutte cose che nelle parole dei due tecnici si apprezzano senza difficoltà. Ora è davvero tutto pronto, e anche la cornice di pubblico s’è fatta interessante. I ragazzi del “Genoa” hanno anche il sostegno di tifosi d’eccezione: a tifare i rossoblù, oggi pomeriggio c’è anche il Genoa Club di Milano, cuore grifone sotto la Madunina. Comincia la gara, Brian da buon portiere da indicazioni ai suoi; accanto ai pali un terzo allenatore, Luca Bertoni, lo sostiene con preziosi suggerimenti, gli raccomanda calma e lucidità. Il “Milan” è però più in palla, gioca insieme da più tempo, Valentina e i suoi collaboratori sono all’opera da appena sei mesi. Brian c’è, è sicuro tra i pali, anche se gli attaccanti del “Milan” oggi non perdonano. Alla fine il campo, ma solo il campo, dice che si è perso 8-1: Carlo, Giorgio, Paolo, gli altri compagni di squadra di Brian hanno il muso lungo di chi non la manda giù, questa sconfitta. Tutto intorno, le altre squadre del torneo si danno battaglia, assistiamo ad un ”Fiorentina-Cagliari” con giocate di tutto rispetto. I ragazzi intanto imboccano lo spogliatoio, noi riusciamo a bloccare Valentina che, senza voce come ogni buon mister che si rispetti a fine partita, ci racconta di quanto sia stato difficile superare certe resistenze, anche culturali, a far partire la Quarta Categoria, ma di come alla fine, grazie all’impegno di Tavecchio in primis, ce la si sia fatta, con la volontà di estendere l’esperienza (a breve Quarta Categoria partirà in Piemonte ed a Roma, ndr) a tutto il territorio italiano.

Quando parla le brillano gli occhi, quando ci racconta di come sia stata sostenuta e incoraggiata durante i tre mesi del corso per il patentino Uefa B: “Aldo Maldera su tutti, un maestro di vita e di calcio”; si emoziona quando ricorda che “se qualcuno ti da, tu devi dare”. La lasciamo andare, c’è una sorta di terzo tempo con i ragazzi e una riunione con le altre associazioni, perché c’è sempre qualcosa da migliorare. Imbocchiamo la via del ritorno e appena varcati i cancelli del centro sportivo, è come rientrare prepotentemente in quel frenetico e individualista mondo che, pensato a sé ha pensato a tutti. La sensazione che rimane, però, è che un altro mondo, fatto di attenzione e partecipazione, esiste, un altro mondo è davvero possibile. Lo dobbiamo a tutti questi ragazzi, lo dobbiamo a Brian: sarebbe la vittoria più bella.