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Chouftouhonna, arte femminista tra le strade di Tunisi

TUNISI – Musiciste, fotografe, attrici, registe e danzatrici di tutto il mondo si danno appuntamento a Tunisi dal 7 al 10 settembre per raccontare il femminismo attraverso ogni forma di arte.

Alessia Ubaldini

L’appello per partecipare a Chouftouhonna, terzo festival di arte femminista di Tunisi è aperto a “tutte le artiste e creatrici donne e che si identificano come tali” fino al 30 marzo 2017. Il bando comprende sei sezioni: cinema, fotografia, musica, arte grafica, arte scenica e arte plastica. La kermesse “è nata nel 2015 come un piccolo progetto in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia” spiega all’agenzia DIRE Alessia Ubaldini, classe ’90, genovese di nascita e tunisina di adozione.

Seduta al caffé del cinema dove lavora, Alessia racconta la sua esperienza nel festival, poi nel comitato attivo dell’associazione Chouf. “Non avevo mai partecipato ad attività femministe prima di venire a Tunisi, ma qui il mondo dell’associazionismo ti cerca e ti accoglie. All’interno di Chouf siamo tutte volontarie, ci distribuiamo i compiti secondo le competenze e il tempo libero che abbiamo”.

La prima locandina del festival (chouf-minorities.org)

“Alla prima edizione ho partecipato come volontaria, per dare una mano. La manifestazione ha avuto un successo tale già allora che l’anno seguente l’abbiamo distribuita su tre giorni, quest’anno quattro per dare spazio al numero di proposte e di contributi che ci arrivano da tutto il mondo”. Oltre a Chouftouhonna, l’associazione organizza numerose attività, tra corsi di autodifesa per donne, corsi di formazione sui temi di genere e produzione di materiale informativo, video e scritto sulla sessualità e le malattie sessualmente trasmissibili. Tra questi anche un libro di disegni da colorare distribuito in molte scuole.

L’associazione difende i diritti fisici e sessuali di tutte le donne “a sessualità non normativa”, da quelle omossessuali a coloro che hanno rapporti extra-matrimoniali, che in Tunisia sono vietati da una legge. Vincoli legali e minacce su internet, racconta Alessia, rendono più difficile il lavoro di Chouf, che deve dedicare inoltre un’attenzione costante alla sicurezza delle persone che frequentano le sue attività: molte sono o sono state vittime di violenza. “Perché c’è bisogno del festival? Se tutte queste donne (75 partecipazioni nella prima edizione, 130 nella seconda ndr) ci mandano le loro opere, evidentemente ce n’è bisogno” afferma Alessia, “fiduciosa” nel futuro e nelle possibilità di cambiamento del Paese. Chouftuhonna vuole essere un festival “inclusivo” e in passato ha accolto anche creazioni fatte in larga parte da uomini, che però avevano un messaggio in linea con il pensiero femminista. Quest’ultimo, per la co-presidente di Chouf Khouloud Mahdhaoui, è “l’idea radicale e rivoluzionaria per cui le donne sono considerate degli esseri umani”.