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16 marzo 1978: il rapimento di Aldo Moro. La cronaca del Tg1

Moro brigate rosseROMA – Trentanove anni fa Aldo Moro fu rapito e la sua scorta freddata per mano delle Brigate Rosse, il gruppo terroristico operante in Italia in quelli che sono passati alla storia come gli ‘anni di piombo’. Questa mattina, in via Fani, l’omaggio del Parlamento e dei partiti al Presidente democristiano Moro ed agli agenti di scorta: Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Oreste Leonardi.

“L’Affare Moro” segnò un punto di non ritorno per la storia dell’Italia. Era il 16 Marzo del 1978 quando il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro uscì dalla sua abitazione per dirigersi alla Camera, dove si sarebbe votato la fiducia per il quarto governo con a capo Giulio Andreotti. Con il “compromesso storico” messo in atto dallo stesso Moro, il Partito Comunista Italiano (PCI) avrebbe preso parte alla maggioranza parlamentare a sostegno del Presidente del Consiglio. Alle ore 9:00, la Fiat 130 con a bordo Aldo Moro, l’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci e il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi e l’Alfetta della scorta con a bordo il vicebrigadiere della Pubblica sicurezza Francesco Zizzi e i colleghi Raffaele Iozzino e Giulio Rivera, furono bloccate da un commando delle BR all’incrocio di Via Fani con Via Stresa. L’agguato di Via Fani si consumò in tre minuti. Intorno alle 9:03, le forze dell’ordine recevettero una telefonata anonima: furono informati riguardo ad una sparatoria avvenuta in Via Mario Fani, dove si precipitarono per verificare l’accaduto.

Gli italiani appresero la tragicia notizia grazie alla Tv e alla telecronaca di Paolo Frajese, direttamente da Via Fani, tra i bossoli ‘nati’ dal conflitto a fuoco. In quegli anni arrivò la tv a colori e ciòMoro rese la telecronaca delgiornalista più “cruda”, poiché portò il rosso vivo del sangue nei notiziari, che, fino al 9 Maggio (giorno del ritrovamento del corpo di Aldo Moro rinchiuso nella “prigione metallica” della Renalut 4 rossa fatta ritrovare in via Caetani), viaggiarono sulla linea sottile tra l’attuare il black-out dell’informazione e il pubblicare qualsiasi notiza anche se non verificata.