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Europa League. Il Lione canta “arrivederci Roma”: rimonta flop, il 2-1 non basta

ROMA – Dove inizia l’eliminazione dei giallorossi dall’Europa League? Nei quindici folli minuti di Lione di una settimana fa? Nel “vorrei ma non posso” del secondo tempo giallorosso, nel suo stadio, davanti al suo pubblico? Difficile dirlo, forse neanche così interessante. La notizia è che quei “passeremo al 60%” o “domani sera sono convinto che i giocatori diventeranno stelle”, inviti a crederci lanciati da Spalletti ieri in conferenza stampa, lasciano il posto alle urla festanti di giocatori e tifosi lionesi. La Roma è fuori, ecco la notizia. Senza se e tantomeno con qualche ma: l’effetto più o meno deflagrante sul morale della Roma lo vedremo col tempo. Ricapitoliamo quanto accaduto.

Muro Lopes

Almeno quattro interventi del portiere, Lopes, testimoniano che la Roma il cuore ce l’ha messo, andando vicino tanto così al passaggio del turno. La “remuntada de noantri” non va in porto. E dire che Rudiger (traversa) e Salah (murato in uscita) e Strootman (doppia conclusione ravvicinata stoppata) ci hanno provato, eccome. Lopes, dicevamo, e quella poca lucidità che sfortunatamente accompagna momenti come questi: il Lione si aiuta così e ne esce indenne. In mezzo il botta e risposta tra Diakhaby e Strootman che tra il 16’ ed il 17’, spegne e poi riaccende le speranze dei tifosi romanisti.

Il cuore non basta

La Roma entra decisa in campo, pronta per prendersi la qualificazione. Per fare ciò qualche accorgimento è richiesto, come ad esempio inserire El Shaarawy in luogo di un anonimo Bruno Peres. E il Faraone ripaga subito: è suo il cross che imbarazza Jallet e Tousart, autori del batti e ribatti che finisce alle spalle del portiere francese. Sembra scoccata la scintilla, ora servirebbe “mestiere”, della cui assenza si lamenterà a fine gara Spalletti. E infatti, dopo l’ennesima parata di Lopes, stavolta su “Elsha”, i francesi hanno la palla “spazza-Roma” del 2-2, ma Cornet la manda altissima. Entra Perotti, ma la Roma perde metri via via: se non segni, ci provano gli altri. E così Alisson ha il suo da fare in almeno due occasioni (su Tolisso e Fekir). Il tempo scivola, la Roma non incide: neanche Totti, subentrato, riesce a sterzare. Finisce così, senza “stelle” nel cielo romanista, anzi: da ieri sera c’è qualche nube in più.