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La scoperta del tesoro fotografico di Vivian Maier

September 10th, 1955, New York City

Roma – Fa molto tendenza parlare di street photography, e allora così sia, anche perché Vivian Maier potrebbe esserne la “maestra”. Misteriosa e bizzarra bambinaia nata nella New York degli anni Venti, la Maier ha scattato migliaia di fotografie immortalando espressioni, costumi e abitudini del quotidiano. La sua passione segreta è ormai un patrimonio indiscutibilmente riconosciuto da artisti e critici internazionali. A scoprire il tesoro d’arte è stato John Maloof, figlio di un giovane rigattiere, che ne ha scovato gli innumerevoli negativi grazie ad un investimento di soli 380 dollari con cui ha comprato all’asta il contenuto di un box pieno zeppo di oggetti espropriati ad una donna che aveva smesso di pagare l’affitto.

Oggi alcuni dei suoi scatti stanno facendo il giro del mondo e arriva finalmente a Roma l’attesissima mostra retrospettiva “Vivian Maier. Una fotografa ritrovata” che ricostruisce il lavoro fotografico della grande e sconosciuta autrice. L’esposizione sarà ospitata dal Museo di Roma in Trastevere dal 17 marzo al 18 giugno 2017.

La mostra presenta 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che mostrano come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.

Figura imponente ma discreta, decisa e intransigente nei modi, Vivian Maier ritraeva le città dove aveva vissuto – New York e Chicago – con uno sguardo curioso, attratto da piccoli dettagli, dai particolari, dalle imperfezioni ma anche dai bambini, dagli anziani, dalla vita che le scorreva davanti agli occhi per strada, dalla città e i suoi abitanti in un momento di fervido cambiamento sociale e culturale. Immagini potenti, di una folgorante bellezza che rivelano una grande fotografa.

Le sue fotografie non sono mai state esposte né pubblicate mentre lei era in vita, la maggior parte dei suoi rullini non sono stati sviluppati, Vivian Maier sembrava fotografare per se stessa.

Osservando il suo corpus fotografico spicca la presenza di numerosi autoritratti, quasi un possibile lascito nei confronti di un pubblico con cui non ha mai voluto o potuto avere a che fare. Il suo sguardo austero, riflesso nelle vetrine, nelle pozzanghere, la sua lunga ombra che incombe sul soggetto della fotografia diventano un tramite per avvicinarsi a questa misteriosa fotografa.

Come scrive Marvin Heiferman “Seppur scattate decenni or sono, le fotografie di Vivian Maier hanno molto da dire sul nostro presente. E in maniera profonda e inaspettata… Maier si dedicò alla fotografia anima e corpo, la praticò con disciplina e usò questo linguaggio per dare struttura e senso alla propria vita conservando però gelosamente le immagini che realizzava senza parlarne, condividerle o utilizzarle per comunicare con il prossimo. Proprio come Maier, noi oggi non stiamo semplicemente esplorando il nostro rapporto col produrre immagini ma, attraverso la fotografia, definiamo noi stessi”.

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, prodotta da diChroma Photography, realizzata da Fondazione FORMA per la Fotografia in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, e curata da Anne Morin e Alessandra Mauro.

Museo di Roma in Trastevere
Piazza di Sant’Egidio, 1/b 

Vivian Maier. Unafotografa ritrovata dal 17 marzo al 18 giugno
Tariffe € 9,50 per i non residenti
Ridotto € 8,50 

www.museodiromaintrastevere.it