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‘Interno 36’, a Frosinone germogliano ‘Semi d’arte’

Frosinone – “Complimenti per le idee innovative ed anche per voler rimanere a Frosinone. Ad maiora”. Questi gli auguri di buon compleanno di Daniela ad Interno 36, lo studio d’arte nel cuore del centro storico di Frosinone che lo scorso 2 aprile ha compiuto un anno. Un anno di condivisione di progetti e di idee, di contaminazioni artistiche, di osmosi con la città, festeggiato dai cinque artisti del collettivo con ‘Semi d’arte’, una giornata di esposizioni, buona musica e buon vino, una strada chiusa al traffico e una porta aperta su uno spazio libero. Sono Claudia Mancone, fotografa e restauratrice, Sara Carturan, pittrice, Gioia Onorati, fotografa, Giacomo de Angelis, fotografo e videomaker, Gianmarco Testani, sceneggiatore, i giovani artisti che animano quattro sale e un giardino in via del Plebiscito 36, con l’ambizione di parlare ad una città da cui troppo spesso si fugge. Perché Frosinone non è Firenze o Roma. L’arte qui non fa notizia. E invece Interno 36 è riuscito far parlare di sé, “a far rumore”, come racconta Chiara Conte, esperta di pirografia e vetro mosaico, tra le artiste del capoluogo ciociaro che hanno accolto l’invito a festeggiare il primo anno di vita del collettivo.

“Ognuno finora ha fatto per sé- spiega Chiara a diregiovani.it-. Ma insistendo ed unendo le forze ci si fa sentire di più. E si condividono passioni”. La passione per il mare, ad esempio, Chiara la condivide con Sara Carturan, che per lo sbaglio di una notte ha scoperto il suo stile, quello che lei chiama “goccia su tela”. “Non mi ispiro a nulla e a nessuno- afferma decisa Sara-. Butto fuori solo quello che sento, mi faccio trasportare dal viaggio”. Un viaggio che l’ha portata a sperimentare a tal punto da dipingere con le bolle di sapone. Ma all’Interno 36 c’è spazio anche per la tecnologia.

Come racconta Giovanni Vona, designer e technical manager del Fablab di Latina, invitato ad esporre in ‘Semi d’arte’ le sue creazioni nate dall’integrazione tra arte e fabbricazione digitale: “Dal campanile disegnato da Francesco Ratto con la stampa 3D ho creato portachiavi, maschere per stencil e orecchini- spiega a diregiovani.it Gianluca, sopra le note di chitarra, basso e ottoni dei ‘The Club Swing Band’-. Questo dimostra con quanto facilità la fabbricazione digitale si possa applicare alla vita quotidiana, attraverso la contaminazione con l’arte”.

Sara, Claudia e Gioia, nell’agosto del 2015 hanno quindi deciso che valeva la pena contaminarsi e sperimentare. Per farlo hanno puntato sul proprio territorio, aprendo le porte a Giacomo e Gianmarco e fondando, il 2 aprile del 2016, Interno 36, nel cuore di un centro storico dimenticato. Manifesto del neonato collettivo un post sulla pagina facebook: “Siamo giovani e creativi, e crediamo che il cambiamento debba partire da noi, e partire da qui, dal posto che ha visto chiudere più serrande in questa città”. Una città, Frosinone, che sale agli onori delle cronache solo per essere maglia nera per qualità dell’aria, ma in cui l’idea di uno spazio come Interno 36 ha restituito agli abitanti un orizzonte diverso. Una prospettiva di progettazione, che guarda al centro storico come risorsa da riattivare proprio attraverso idee innovative di riappropriazione di spazi urbani abbandonati all’indifferenza. Prospettiva che passa dallo sguardo di giovani interessati a restare, a fare arte insieme e a comunicare attraverso i propri lavori, in esposizione permanente negli spazi del collettivo.

“Siamo contentissimi di aver organizzato insieme questo evento che vuole essere un esempio per dire che le cose si possono fare, che il centro storico funziona, che i ragazzi ci stanno e hanno tanta voglia di fare”, afferma Giacomo de Angelis, che assieme a Gianmarco Testani ha curato i corsi di regia e sceneggiatura nelle scuole di Frosinone, arrivando a coinvolgere la ragioneria, il geometra, l’artistico, l’Ipsia e la scuola media Pietrobono in corsi di 20 e 36 ore. “All’inizio siamo stati accolti con titubanza- racconta a diregiovani.it Gianmarco-. Qui il cinema non ha molto spazio, non c’era interesse. Poi siamo riusciti a far capire alle istituzioni quanto questi corsi potessero essere utili agli alunni e alla scuola e siamo passati da 12 -13 studenti del primo corso agli 80 attuali”. Corsi che hanno permesso agli studenti di inventare un personaggio e di cimentarsi dietro la macchina da presa, arrivando a confezionare, sotto la supervisione di Giacomo e Gianmarco, ‘Cuore a mano libera’, un cortometraggio sul cyberbullismo proiettato al cinema Nestor di Frosinone e presentato lo scorso 14 febbraio all’Iis ‘Brunelleschi-Da Vinci’ nel corso di una conferenza in collaborazione con il professor Giovanni Arduini dell’università di Cassino. “Io ero partita con l’idea di imparare a fare un cortometraggio- spiega Giulia, 17 anni, studentessa della ragioneria-. Invece abbiamo fatto un lavoro a livello umano, abbiamo imparato molto sul mondo del cinema e io ho imparato che la scrittura si poteva ricollegare con la sceneggiatura. Oltre a lavorare alla parte tecnica, si è creato un gruppo di amici, un rapporto di fiducia tra noi che mi ha aiutata a credere di più in me stessa”.

Le fa eco, Yuriy 19 anni, appassionato di videografia e fotografia: “Gianmarco ha creato una famiglia di appassionati di cinema. Ci è riuscito perché è giovane e perché ci ha sempre incoraggiati a capire come risolvere i problemi”. L’arte fatta dai giovani e per i giovani, come ribadisce anche Gioia Onorati, reportagista e fotografa di scena, che insiste sulla necessità di “fare rete” e coinvolgere i ragazzi, anche attraverso corsi di fotografia mirati per la fascia d’età degli adolescenti, in programma tra le attività future di Interno 36. O i bambini, come lo scorso 27 novembre, quando l’illustratrice Simona Peres è tornata dalle Canarie a Frosinone per promuovere il suo secondo libro e ha tenuto un corso di pittura per bambini.  Semi d’arte, appunto, destinati a germogliare. “Tutto è nato perché l’anno scorso abbiamo scelto come logo della nostra inaugurazione un cuore con dentro gli strumenti che usiamo per lavorare, quindi pennelli, macchina fotografica, bisturi- racconta a diregiovani.it Claudia Mancone, che ha curato il restauro conservativo della Madonna del Carmine di Acquafondata-. Ad un anno di distanza volevamo riprodurre questo cuore però con l’idea che avesse la funzione di un seme che in un anno avesse germogliato, avesse prodotto delle piantine, che poi nel logo di quest’anno escono dal cuore. Abbiamo messo le radici- conclude- e piano piano da un seme nascerà una pianta solida”.