fotogallery

Report vs Coca Cola: è guerra su Twitter a colpi di ironia pungente

ROMA – Report vs Coca Cola: una guerra social a colpi di ironia pungente che ha visto Twitter come campo di battaglia.
E’ quanto accaduto dopo la puntata di Report, andata in onda su Rai 3 lunedì 3 aprile.
A far scattare la querelle, l’inchiesta “Dio Coca Cola” dedicata alla numero uno delle bibite gassate.

Report vs Coca Cola: il botta e risposta

Il servizio di Report

“La formula magica è stata inventata nel 1886, e la custodiscono gelosamente in  quella cassaforte e fanno bene”, spiega dallo studio Sigfrido Ranucci “perché la suggestione di impenetrabilità ha avuto il suo ruolo nel contribuire al successo di questa multinazionale che è rimasta ai vertici per 130 anni”.

E oggi è la più venduta al mondo.

“Due miliardi di bottiglie ogni giorno. Nel 2016 ha venduto 166 miliardi di litri di bevande e, come tutte le aziende che producono bevande, ha bisogno di un bene comune: tanta, tanta acqua”, continua Ranucci. “La nostra straordinaria inchiesta parte dal Messico, dove si trova la società di imbottigliamento di Coca-Cola più grande del pianeta”.

Un viaggio negli Stati Uniti, nella sede storica di Atlanta, “dove c’è la cassaforte che conserva la sua formula magica, il primo segreto del suo successo”.

L’inviata di Report, Claudia Di Pasquale, si è recata in Canada, Messico, Colombia, Mauritania e poi negli stabilimenti italiani di Nogara (VR), Oricola (AQ), Marcianise (CE) e nella Sibeg di Catania per scoprire come la Coca Cola sia riuscita a mantenere il primato per 130 anni nel mondo delle bibite gassate.

L’inchiesta volge l’attenzione alle strategie dell’azienda.

report vs coca cola“L’uso delle concessioni delle falde, il braccio di ferro con le autorità sanitarie che tentano di limitare i danni dello zucchero introducendo la tassa sulle bevande gasate e zuccherate, i finanziamenti e le sponsorizzazioni, le spy stories”.

Report ha poi fatto analizzare il contenuto della Coca Cola:

“Abbiamo cercato i principali contaminanti: per cui abbiamo ricercato pesticidi, abbiamo ricercato IPA, cioè idrocarburi policiclici aromatici, quindi tutti i parenti del benzene, per dirla in parole semplici, e abbiamo ricercato i PCB, quindi policlorobifenili tanto vituperati. Di questi contaminanti non è stato trovato nulla”, spiega Daniela Maurizi, segretario consiglio nazionale dei chimici.

“Tutti i risultati che abbiamo sono al di sotto dei limiti di sensibilità dei nostri strumenti. Dopodiché abbiamo visto quali erano i metalli ancora presenti nelle bibite. È saltato all’occhio il dato del titanio, in concentrazioni molto basse, comunque”.