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“Cecilia ha gli stessi diritti di un essere umano”: sentenza storica per lo scimpanzé liberato dalla gabbia

cecilia scimpanzéROMA – L’Habeas Corpus è stato applicato ad un primate.
Ha fatto il giro del mondo la storia di Cecilia e di una sentenza storica che ha applicato il fondamentale principio giuridico di salvaguardia della libertà personale ad uno scimpanzé.
Libera da una gabbia di pochi metri che l’ha vista depressa dalla solitudine, dopo la morte dei due suoi compagni.

Cecilia, lo scimpanzé di 19 anni, ha vissuto fino ad oggi nello zoo di Mendoza, in Argentina.
Adesso vive libera al Santuário de Grandes Primatas, una riserva naturale in Brasile circondata da una cinquantina di esemplari della sua specie.

La storia di Cecilia

Quella di Cecilia è una storia comune a molti animali chiusi nelle gabbie.
Ma a differenza di molti altri suoi simili, lo scimpanzè viveva in completa solitudine dopo la morte dei suoi due compagni.
Anni solitari, che hanno portato il primate ad ammalarsi di depressione.

La svolta due anni fa, quando partì una campagna per chiederne la liberazione.
La campagna si trasformò in una causa legale, portata avanti da uno sforzo congiunto dell’Association of Officials and Lawyers for Animal Rights (AFADA) e il Great Ape Project (o Proyecto Gran Simio).

Le due ONG avevano depositato un atto di Habeas Corpus per conto di Cecilia, sostenendo che le circostanze della sua prigionia senza compagnia erano illegittime e che la sua salute stava peggiorando di conseguenza.

Cecilia scimpanzéUna sentenza storica

Lo scorso novembre, la giudice argentina María Alejandra Mauricio ha stabilito che Cecilia non è una cosa, ma è invece un essere “soggetto a diritti umani”, applicando quindi l’Habeas Corpus.
La norma giuridica tutela la libertà individuale stabilendo che un prigioniero debba comparire davanti ad un giudice per valutarne l’arresto illegittimo.

Il giudice ha riconosciuto quindi ad un primate lo stesso diritto di un essere umano, ordinandone il rilascio.
La sentenza è arrivata nel novembre del 2016, e in questi giorni Cecilia è stata trasportata, dopo un periodo di quarantena, nel santuario brasiliano.

“Qui non si tratta di concedere loro i diritti che gli esseri umani possiedono, ma di accettare e capire, una volta per tutte, che questi esseri sono esseri senzienti, che sono soggetti a diritti e che, tra le altre cose, vanno riconosciuti con il diritto fondamentale di nascere, vivere, crescere, e morire nell’ambiente che è proprio della loro specie”, ha spiegato il giudice.