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A Roma il nuoto LGBT si chiama Gruppo Pesce, un valore prezioso per la città

gruppo pesceROMA – Italia, Roma, Pigneto. Metti una mattina ad un brunch, una quindicina di ragazzi intorno ad un tavolo. Parlano affiatati, commentano, discutono, scherzano. Ne intravedi il fil rouge a distanza, e allora comprendi che non è solamente un comune gruppo di amici, ma qualcosa di più. È il Gruppo Pesce Roma, gruppo sportivo LGBT (Lesbian Gay Bisexual Transgender) che, finito il consueto allenamento del sabato mattina, riprende le forze col più conviviale dei momenti: mangiando insieme. Li incontriamo in uno dei locali più in voga del popoloso quartiere del Pigneto, melting pot di esperienze e consuetudini che non ha bisogno di presentazioni. Mario, Alessandro, Andrea, Luciano e gli altri ragazzi del gruppo mi accolgono con entusiasmo: è molta la voglia di raccontare l’esperienza di questa realtà che significa pratica del nuoto ed insieme promozione della più completa parità tra i differenti orientamenti sessuali.

Dal 2001 ad oggi il Gruppo Pesce Roma ha rappresentato, e continua a rappresentarlo, un vero punto di riferimento nella comunità LGBT quando si parla di pratica natatoria. Tantissimi gli associati, tanto da essere un’associazione sportiva dilettantistica riconosciuta dal Coni, con un parco atleti da fare invidia a realtà sportive più complesse, tra i quali molti stranieri che durante i loro soggiorni romani, scelgono il Gruppo Pesce per nuotare e conoscere nuovi e nuove amiche. A questo aggiungete la solidità di un insieme di persone che attraverso lo sport prosegue la propria battaglia per la difesa dei diritti fondamentali, ed ecco che avrete questo piccolo patrimonio che la città di Roma può fregiarsi di possedere. Di seguito quanto ci hanno detto, tra un primo piatto, un caffè americano, tante chiacchiere e molte risate.

Andrea, tu sei il tesoriere, ex presidente e memoria storica del Gruppo Pesce Roma. Cominciamo dall’inizio: quando nasce il Gruppo Pesce, qui nella Capitale?

“L’idea del Gruppo Pesce Roma nasce dopo il World Pride del 2000 grazie all’iniziativa di una serie di sportivi nuotatori che sentirono l’esigenza, sulla spinta della manifestazione di cui sopra, di creare anche a Roma un gruppo di nuoto dichiaratamente LGBT e LGBT friendly. Dico anche a Roma perché, in realtà, esisteva già, e tuttora esiste, un Gruppo Pesce a Milano, che è stata la prima associazione sportiva gay, lesbica e transgender in Italia. Tra il 2000 e gli inizi del 2001, mentre cominciava l’attività sportiva, c’è stata la preparazione per la strutturazione dell’associazione, fino ad arrivare a Marzo del 2001, quando viene ufficialmente fondata l’associazione. Questo è dunque il sedicesimo anno di attività, e nonostante l’atto costitutivo risalga a Marzo, come dicevamo, è nostra consuetudine festeggiare il compleanno il Primo Aprile, proprio oggi, quindi (ride divertito, ndr)…”.

Tra difficoltà oggettive tipiche delle associazioni sportive, qual è l’obiettivo che vi siete posti?

“C’è da dire che abbiamo una difficoltà generale che condividiamo con gli altri gruppi sportivi, che è l’approccio generale che gli italiani hanno con lo sport, non propriamente un punto di forza del nostro popolo. Difatti, alla pratica sportiva che si esegue durante l’infanzia o l’adolescenza, non fa seguito una continuazione in età adulta, anzi; spesso la pratica sportiva scompare dalla vita delle persone, in forte controtendenza rispetto agli altri paesi europei dove invece l’attività sportiva è tenuta in maggiore considerazione. In aggiunta a ciò, c’è da tener conto che nella comunità LGBT lo sport è stato storicamente meno “accolto” poiché , assieme alla scuola, per un gay o una lesbica può rappresentare un ambiente respingente in quella fase, assai delicata, di scoperta e accettazione di se stessi. Riavvicinare allo sport la comunità ha avuto anche un senso profondo non solo di politica verso l’esterno e di azione nella cultura sportiva, ma anche di politica intesa come “politica della persona”, quale riappropriazione di un’attività che permette una maggiore conoscenza del proprio corpo e una contestuale accettazione dei propri limiti. Ecco, credo che per molti di noi, il Gruppo Pesce abbia voluto significare proprio questo: approfondire la conoscenza di se stessi e migliorarne l’accettazione”.

E la comunità come ha risposto?

“La comunità gay ha risposto in parte. Da sempre abbiamo cercato di essere attivi nell’ambito della stessa, proponendo si specifiche sportive ma anche partecipando ad attività non prettamente riconducibili allo sport e con un segno più marcatamente istituzionale. Ad esempio, unici tra le squadre sportive LGBT locali, facciamo parte del “Coordinamento Roma Pride” e dallo scorso anno siamo riconosciuti ed iscritti nel registro nazionale dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali istituito presso il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ndr) in forza e come riconoscimento dell’attività svolta in questi sedici anni quale associazione che si occupa del contrasto alle discriminazioni”.

Venendo alla vasca: il Gruppo Pesce è aperto anche agli atleti eterosessuali?

“Assolutamente si. Abbiamo avuto soci eterosessuali, e tuttora li abbiamo, che hanno anche gareggiato con noi, così come lo sono la maggior parte degli allenatori e istruttori che ci assistono. Non abbiamo preclusioni verso nessuno, purtroppo al momenti scarseggiamo nella componente femminile, lesbica e non, ma esclusivamente per un dato statistico. Negli anni si è standardizzata una più marcata presenza maschile con una fascia d’età media che si attesta ai quarant’anni”.

Quindi, si ritorna in vasca in piena maturità, quando la consapevolezza di sé è un valore acquisito…ma questo non può rappresentare un limite?

“Va considerato che il nuoto ha delle peculiarità rispetto alle altre discipline sportive. Ci sono alcuni fattori, principalmente. Il nuoto, rispetto ad altri sport, è uno sport più costoso di altri: l’acqua ed il suo riscaldamento costano, ed a Roma più che in altre città. In secondo luogo, è uno sport individuale, dove conta l’individuo rispetto alla squadra, cioè nella fase dell’esercizio sportivo è meno aggregativo di uno sport di squadra. Comunque lo spirito di squadra esiste, ma esiste anche il momento unico in cui punti e conti solo su te stesso”.

Infine, Roma e la politica, Roma e i suoi cambiamenti. Che dialettica c’è e ci sarà con le istituzioni locali?

“Con le istituzioni locali ci sono stati, e tuttora è così, dei momenti di incontro legati fondamentalmente a delle occasioni specifiche. L’occasione principale per noi è l’organizzazione di un evento, unico in Italia, che ha cadenza biennale, vale a dire il torneo internazionale di nuoto master LGBT, denominato “Lat41°”, realizzato nell’ambito dei circuiti sportivi dell’EGLSF (European Gay and Lesbian Sport Federation) ,in gemellaggio con il “C.D. Halegatos” di Madrid. L’evento, il cui nome richiama la latitudine che accomuna Roma e Madrid, striracchiandola un po’ (ride divertito, ndr), è nato dalla volontà dei due gruppi di unire i tornei che prima venivano organizzati separatamente, fondamentalmente per alleggerire il carico europeo dei tornei e per evitare anche inutili doppioni, poiché le due manifestazioni, la nostra e quella spagnola, si tenevano nello stesso periodo. Quest’anno “Lat41°” si terrà qui a Roma, nel mese di Ottobre. L’edizione 2015 ottenne il patrocinio di Roma Capitale, e anche per la prossima siamo a buon punto con l’iter burocratico, che nel concreto si traduce nell’utilizzo di piscine di proprietà comunale. Ritengo sia giusto che le relazioni con l’amministrazione locale in primis siano improntate ad una carattere di normalità. Anche con la nuova giunta capitolina, almeno nella fase dell’interlocuzione, abbiamo registrato disponibilità. È solo l’inizio, ma il valore di una buona cooperazione è davvero fondamentale per il nostro movimento ma anche per la città di Roma”.