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Al Macro arriva Cross the Streets, 40 anni di street art e writing

ROMA – Aprirà oggi al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, e rimarrà aperta fino al prossimo 1 ottobre la mostra Cross the Streets, curata da Paulo von Vacano.

La ricerca di Paulo Lucas von Vacano

Il progetto nasce da alcuni concetti fondamentali della ricerca di Paulo Lucas von Vacano sulla controcultura Street e tutte le sue declinazioni. Unica avanguardia in grado di riunire gioventù, periferie e minoranze della globalizzazione, l’arte urbana, in tutte le sue forme – dal Writing, ai Graffiti, dal Muralismo alla Street Art – ha influenzato profondamente l’immaginario collettivo: partendo da fenomeno underground di protesta giovanile questa pratica artistica è arrivata a contaminare tutti i campi, dalla moda alla musica, dal cinema alla fotografia fino alla pubblicità e, più in generale, è diventata di dominio pubblico.

Le sezioni della mostra

Lo scopo di Cross the Streets è quello di indagare, a livello globale, la potenza e la fascinazione di questa multimedialità estrapolandone le linee guida, i pionieri mondiali, i fenomeni di costume da essa generati e, a livello locale, la storia del graffitismo romano.

La sezione dal titolo “Street Art Stories” ospita una selezione di artisti e opere che – riuniti sotto la stessa visione – permettono allo spettatore di avere una panoramica più chiara possibile della nascita e dell’evoluzione del fenomeno della Street Art. Appena entrati si viene colpiti dall’installazione dell’artista franco americano WK Interact che, con il suo lavoro di ben 14 metri di ampiezza, ha dato vita a una scena simbolo della sua ricerca dinamica. Poi, oltre ai rinomati mosaici dell’artista francese Invader che hanno invaso le strade di Roma nel 2010, si può osservare Middle East Mural, una maxi tela grande più di 10 metri di Shepard Fairey aka Obey the Giant che viene esposta per la prima volta in Europa, accompagnata da più di trenta pezzi mai esposti a Roma in grado di dare una visione tout court sul lavoro di uno dei più famosi artisti americani.

Altri lavori importanti sono i site specific: ad alcuni artisti simbolo del movimento è stata riservata una fetta di museo, nello specifico 5×10 metri, per esprimere liberamente la propria arte fra dripping, installazioni, lettering, stencil, poster e lavori su tela, il tutto realizzato all’interno e per gli spazi del Museo. Fra i nomi di artisti internazionali coinvolti il graffiti artist tedesco Daim, king della tecnica 3D, Chaz Bojourquez, capostipite dello stile del lettering West Coast e idolo di tutto il mondo dei tatuaggi, Evol, famoso per le sue installazioni di paesaggi urbani in miniatura, e fra i romani Diamond, con la sua estetica fra il liberty e il tatuaggio old school, il maestro dello stencil Lucamaleonte e JBRock che porterà una collezione di poster direttamente dai suoi interventi in strada.

Roma e il writing

Non mancherà una sezione fotografica incentrata sul fenomeno della Street Photography con opere di Estevan Oriol, Ed Templeton e Boogie. La sezione “Writing a Roma, 1979-2017” che ospita una ricerca dedicata al rapporto speciale che lega Roma al Writing fin dal dicembre 1979, quando la Galleria La Medusa ospitò la prima mostra di graffiti organizzata fuori dagli Stati Uniti, è curata da Christian Omodeo, fondatore di Le Grand Jeu, agenzia e bookstore di Parigi specializzata in arte urbana.

I Milestones

Un’ulteriore sezione riguarda i “Milestones” ossia gli eventi imprescindibili che hanno contribuito alla costituzione di questo movimento come le mostre dei primi anni 2000 dello Studio 14, l’International Poster Art, il progetto Izastikup, la nascita dell’Outdoor Festival e “Fuck You All”, mostra del 1998 di Glen Friedman le cui opere verranno raccolte dalla curatrice Rita Luchetti Bartoli.