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La bufala del pianeta in collisione con la Terra ad agosto: basta allarmismi

pianeta in collisione con la terraAsteroidi, alieni, glaciazioni: secondo quanto riportano i media, ogni anno il mondo verrebbe distrutto.
Negli utlimi giorni ha preso piede la teoria di un pianeta in collisione con la Terra, che ad agosto causerà superterremoti e tsunami.
Potete andare in vacanza tranquilli: è una bufala.
Il cosidetto “Pianeta X” non sarà responsabile della fine del mondo.

Il The Sun ha pubblicato un articolo nel quale viene citata – testuali parole – la BIZZARRA teoria di tale David Meade riportata nel suo libro “Planet X – The 2017 Arrival”.

La bufala del pianeta in collisione con la Terra

Secondo l’autore, la forza gravitazionale del Pianeta X causerà tsunami devastanti e terremoti di 9,8 sulla scala richter.
La popolazione mondiale, si legge, sarà dimezzata dopo il disastro, che accadrà ad agosto 2017.
Ma l’apocalisse continuerà ad ottobre, con una pioggia di asteroidi e la collisione del pianeta Niburu, un ipotetico corpo orbitante del Pianeta X.

David Meade è un noto teorico cospirazinista.
Va detto che ha studiato astronomia all’Università, dedicandosi però dopo la Laurea alle investigazioni forensi.
Nella sua biografia si può leggere: “E’ interessato alle scienze e alla Bibbia e crede che il Pianeta X sia il loro connubio perfetto”.E poi c’è un fatto da non sottovalutare: l’esistenza del Piaenta X non è stata mai provata.

Da decenni si ipotizza l’esistenza di un altro pianeta ai confini del Sistema Solare.
E da altrettanti anni gli scienziati cercano delle risposte, che ancora non sono arrivate.
Se dovesse esistere, sarebbe un pericolo per la Terra?
Potrebbe essere il responsabile dell’estinzione dei dinosauri?
Queste, e tante altre ricerche, sono al vaglio di diversi scienziati.

A caccia del Pianeta X

A cavallo del 20° secolo, gli astronomi stavano cercando di rintracciare enormi pianeti del Sistema Solare Esterno studiando le orbite dei mondi conosciuti per vedere se mostrassero significative anomalie.

In questo modo nel 1846 fu scoperto Nettuno, grazie al matematico francese Urbain Le Verrier e al matematico e astronomo inglese John Couch Adams, che calcolarono in modo indipendente la posizione precisa del pianeta, cercando perturbazioni orbitali di Urano.

Così, dopo questa scoperta, gli astronomi hanno provato ancora una volta quel trucco, seguendo con precisione l’orbita di Nettuno.
E riscontrarono anche in questo caso delle anomali.
Da qui iniziò la caccia al Pianeta X.

Quando Plutone venne scoperto nel 1930 dall’astronomo statunitense Clyde Tombaugh, si pensò fosse un mondo gigante responsabile delle anomalie nell’orbita di Nettuno.
Tuttavia, nel corso degli anni, si calcolarono con più accuratezza le dimensioni di Plutone: diventò chiaro che era troppo piccolo per giustificare quelle perturbazioni orbitali (un fattore che ha contribuito alla sua ri-classificazione come pianeta nano nel 2006 dalla International Astronomical Union).

Ma la caccia al Pianeta X si era ormai conclusa con la scoperta di Plutone.

Nel mese di gennaio 2016, Mike Brown (l’uomo che ha scoperto i pianeti nani e quindi “responsabile” del declassamento di Plutone) e il collega Konstantin Batygin annunciarono la scoperta di un gruppo di piccoli oggetti ghiacciati oltre l’orbita di Plutone che sembrano essere in viaggio nella stessa direzione e con la stessa inclinazione orbitale. La probabilità che ciò accada per caso è sottile.
Per questo Brown e Batygin credono che il loro movimento sia causato dalla presenza di un altro – attualmente invisibile – pianeta del sistema solare esterno, forse 10 volte la massa della Terra e in orbita fino a 1.000 volte di distanza intorno al Sole.