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Rapporto Almalaurea: in 10 anni dimezzato il numero degli studenti fuori corso

ROMA – L’età media alla laurea per il complesso dei laureati del 2016 è pari a 26,1 anni: 24,9 anni per i laureati triennali, 26,9 per i magistrali a ciclo unico e 27,5 anni per i laureati magistrali biennali. Un dato che tiene conto anche del ritardo nell’iscrizione al percorso universitario, che tra i laureati del 2016 in media è pari a 1,5 anni.

A rivelarlo è il diciannovesimo Rapporto sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati presentato dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea che prende in esame 71 atenei italiani. L’età alla laurea è diminuita in misura apprezzabile rispetto alla situazione pre-riforma e continua a diminuire negli ultimi anni: l’età media era infatti 27,1 anni nel 2006, di un anno più elevata rispetto alla situazione attuale. La regolarità negli studi, che misura la capacità di concludere il corso di laurea nei tempi previsti dagli ordinamenti, ha registrato negli ultimi anni un marcato miglioramento. Se nel 2006 concludeva gli studi in corso il 34% dei laureati, nel 2016 la percentuale raggiunge il 49%. Dieci anni fa a terminare gli studi con quattro o piu’ anni fuori corso erano 20 laureati su cento, oggi si sono quasi dimezzati.

Almalaurea, Fedeli: ripresa, ma c’è ancora tanto da fare

“L’appuntamento annuale del rapporto è senza alcun dubbio uno dei momenti di riflessione più importanti sullo stato del nostro sistema universitario sopratutto perché riguarda direttamente gli utenti del nostro sistema di educazione superiore, gli studenti e le studentesse, ma anche le famiglie che investono non solo risorse, ma grandi speranze sul futuro dei loro figli”. Così il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli all’Università di Parma durante il convegno ‘Università e skill nella seconda fase della globalizzazione’ dove e’ stato presentato il XIX Rapporto di AlmaLaurea. “Questo rapporto – ha continuato – permette di misurare in modo chiaro l’efficacia e l’efficienza del servizio che il sistema degli atenei italiani statali e non statali offre al paese. In un mercato del lavoro e in una economia interdipendente e globale è necessario sapersi orientare poter cogliere le traiettorie di sviluppo, saperle anticipare e adattare i sistemi in conseguenza dei processi formativi. Questi sono i compiti fondamentali e la mission dei nostri atenei nella sfida della qualita’ che e’ anche la sfida dell’insieme del nostro Paese”.

270 milioni per i dipartimenti di eccellenza

“Stiamo rafforzando le università – ha aggiunto il Ministro – proprio per i gravosi impegni che stiamo loro chiedendo, investiamo 270 milioni di euro nei dipartimenti di eccellenza con particolare attenzione al reclutamento dei giovani e alle infrastrutture di ricerca. Incrementiamo la quota premiale del finanziamento ordinario che quest’anno salirß al 22% circa 1 miliardi e 535 milioni di euro, infine abbiamo ripartito i 150 milioni di euro della programmazione triennale 2016-2018 che rappresenta uno strumento di miglioramento e di stimolo verso l’internazionalizzazione. I nostri sforzi sono davvero tesi al rafforzamento della ricerca e della capacita’ di innovazione nazionale”. Ed è proprio in questa direzione che vanno gli investimenti del Piano Nazionale della Ricerca con il bando, ha sottolineato la titolare del dicastero di viale Trastevere, “che verrà pubblicato a ridosso dell’estate per complessivi 350 milioni di euro sui dottorati industriali dedicati ai settori cruciali dell’industria 4.0 su cui stiamo lavorando con il ministro Calenda, in vista della realizzazione dei competence Center. Almalaurea – ha continuato – ci dice ora se questi sforzi sono positivi oppure no se vanno o meno nella direzione giusta, ci invita tutti quanti a riflettere sulle tendenze attuali della popolazione studentesca, sulle loro attese e su come si sta muovendo e in che direzione il Placement office universitario”. A una prima lettura dei dati del 19esimo Rapporto Almalaurea le cifre per Fedeli “sembrano confortanti dicono che la lunga notte della crisi economica e sociale iniziata nel 2008 è ormai alle nostre spalle. Invitano ad una considerazione moderatamente ottimistica sulle capacita’ di ripresa del Paese e sul ruolo importante che sta avendo il sistema della formazione superiore italiana. A un anno dal titolo risultano occupati il 68% dei laureati triennali e il 71% dei magistrali, il confronto con le precedenti rilevazioni evidenzia un miglioramento del tasso di occupazione. Sono in aumento di un punto percentuale i contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato per laureati triennali, compreso quello a tutele crescenti. Sono in aumento di 5 punti percentuali anche i contratti per chi ha la laurea magistrale biennale, cresciuti in un anno dal 29 al 34%, raggiungendo il livello di 8 anni fa”.

Il gap delle borse di studio

Tra le criticità da registrare il ministro ha attenzionato le retribuzioni che “seppur in aumento del 2% in termini reali restano al di sotto di quelle del 2007 di almeno 20 punti percentuali sia per chi ha la laurea magistrale sia per chi ha quella triennale. Due i punti su cui dobbiamo intervenire, il primo è quello delle borse di studio perche’ il gap e’ ancora troppo forte e poi ci deve essere un investimento strategico e al ministero lo stiamo predisponendo, sull’orientamento investimento 30% dei ragazzi e delle ragazze al secondo anno si ritirano perche’ non hanno avuto la possibilita’ di conoscere prima le caratteristiche del proprio corso di laurea”. “L’orientamento – ha concluso Fedeli – deve essere un altro degli elementi su cui dobbiamo investire assieme alle borse di studio per i meritevoli per avere molte piu’ possibilita’ di lauree nonostante le provenienze magari economicamente meno favorevoli delle famiglie”.