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Blue Whale, Instagram attiva il filtro contro il gioco del suicidio

blue whaleROMA – Le Iene hanno scoperchiato il vaso di Pandora di internet portando alla luce lo sconcertante fenomeno del Blue Whale.
Un gioco del suicidio, una sfida per adolescenti vulnerabili attirati dal lato oscuro del web.
Il fenomeno è nato sul social network russo VKontakte, attraverso hashtag e gruppi che invitano a provare la “sfida della morte”.
Instagram è  il primo social “occidentale” ad essere ricorso ad un filtro per arginare la “balena blu”.

Cercando #BlueWhale, #BlueWhaleChallenge o altri hashtag con il riferimento al gioco, si apre una pagina di aiuto, in cui si invita l’utente a parlare con un amico o un centro assistenza in caso di problemi.
Se stai attraversando un momento difficile e hai bisogno di sostegno, saremmo lieti di aiutarti”

Non risolverà il problema, ma si tratta di un passo importante per uno dei social più utilizzati dai giovani.

Che cos’è il Blue Whale

Il “gioco” consiste nell’adempire a 50 prove, ultima delle quali il suicidio.
Le sfide vengono dettate da un “curatore”, che trova il suo adepto tramite alcuni hashtag indicativi (che eviteremo di riportare).

Ogni prova dovrà essere “documentata” e condivisa con il tutor, che detterà ordini di diverso genere, come usicre di casa di notte, incontrare altre “balene” o farsi del male.
Tra questi, la famosa incisione di una balena sul corpo.

L’ultima prova è il gesto estremo: il suicidio gettandosi da un palazzo.

Il servizio delle Iene

Cercando Blue Whale sul web, si aprono numerose pagine a descrizione del fenomeno, alcune delle quali mettono in dubbio la sua esistenza.
E’ vero? E’ una bufala?
Solo in Russia si contano 157 vittime del “gioco”, ma il terribile fenomeno è probabilmente dilagato anche in altri Paesi.
Italia compresa, dove nelle ultime settimane sono emersi alcuni casi di giovani ragazzi adescati dalla balena blu.

“Il Blue Whale è un fenomeno che già conoscevo, una sorta di ‘Grande Fratello’ che organizza le sfide e ti porta a un epilogo tragico”, spiega Maurizio Pompili, responsabile del Servizio per la Prevenzione del Suicidio nell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma e professore associato di Psichiatria della ‘Sapienza’ Universita’ di Roma.

Una realtà, dunque, a cui “la società e tutte le istituzioni dovrebbero essere fermamente compatte nell’opporsi“, considerando che “il suicidio è la seconda causa di morte nei giovani dai 15 ai 29 anni”.

Segnali di allarme

Anche per il Blue Whale la sfida finale si gioca sul riconoscimento dei segnali di allarme da parte di genitori, insegnanti e della collettività su tutte quelle persone che in qualche modo possano destare un sospetto, mostrare dei cambiamenti nelle abitudini (ad es. sonno e appetito), o possano dire frasi del tipo ‘Non ce la faccio piu”, ‘A che serve vivere’, ‘Sarebbe meglio morire’, ‘Vorrei essere morto’.

Non bisogna sottovalutare mai questo tipo di affermazioni.
“A volte le persone che hanno idee suicidarie danno via cose care, fanno una sorta di testamento simbolico”, continua l’esperto.

Mai prendere alla leggere una persona che dice ‘voglio farla finita’.

“Abbiamo dimostrato con uno studio che la maggior parte delle persone che lo dice, spesso lo fa”, spiega Pompili.

Prevenzione

“Il suicidio diventa quasi un gesto eroico finale, per aver concluso una sfida ed essersi sottomessi a un qualcosa di grandioso. Il fatto che queste persone si filmino, o si facciano filmare, rappresenta l’aberrazione piu’ grande della cultura della morte. La societa’ e tutte le istituzioni dovrebbero essere fermamente compatte nell’opporsi a un tipo di fenomeno del genere”.

Pompili parla di un fenomeno che “ci pone di fronte alla necessità di creare delle misure preventive soprattutto nella fascia di età giovanile – che è di per se’ più a rischio – tanto che molte organizzazioni internazionali si dedicano a fare campagne di sensibilizzazione nelle scuole e nei campus universitari, cercando di aiutare le persone a riconoscere il soggetto a rischio decodificando dei segnali di allarme”.

Cosa possiamo fare in Italia per evitare che il Blue Whale e altri giochi del genere possano insinuarsi tra gli adolescenti?

“Dobbiamo creare un coinvolgimento in loro stessi, promuovere un aiuto tra i pari e una cultura che si estenda orizzontalmente senza necessariamente dei dettami dall’alto. Favorire delle campagne di sensibilizzazione e’ sicuramente un punto di forza. Il fenomeno non e’ piu’ qualcosa di subdolo- ricorda Pomnpili- emerge chiaramente ed è aberrante”.

Purtroppo troppo spesso ci si scontra con la paura del trattare il tema del suicidio “come se nel trattarlo possa emergere il rischio che diventi un’opzione percorribile. Parlare di suicidio non è un fatto negativo se lo si fa in chiave preventiva e in un’ottica di sostegno. Parlarne in maniera preventiva può aiutare un individuo in crisi – quale che sia la sua crisi – a creare un varco nella sofferenza, sia se indotta o se causata da qualsiasi altro tipo di situazione”.

Come mai tanti adolescenti sono così attratti dai giochi mortali?

“Siti che istigano al suicidio non sono una novità, ce ne sono tanti e anche consolidati. Su questi sono state fatte numerose indagini e approfondimenti, tuttavia e’ difficile anche rintracciarne l’origine. Gli adolescenti sono attratti perchè identificano spesso la morte con un atto eroico, con qualcosa di grandioso che non è per tutti ma per i piu’ coraggiosi”

Considerare la debolezza umana un errore puo’ essere molto pericoloso.

“È facile riconoscere soggetti deboli, perche’ in certe situazioni emergono piu’ facilmente le debolezze. Soprattutto negli adolescenti, dove le certezze e i punti di forza si realizzeranno grazie al sostegno della famiglia, della scuola e della società con la crescita e lo sviluppo. Quando parliamo di un adolescente, parliamo di una mente che si sta sviluppando e che ha delle fragilità intrinseche”.

L’ideatore del tragico gioco è un 22enne studente di psicologia che ha dichiarato di aver “purificato la società”.
“La storia ci insegna che non è la prima volta che vediamo questo approccio. Molte volte la paranoia, il sospetto e il ritenere veri alcuni propri pensieri fa compiere delle azioni aberranti”.