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Sony, il ritorno dei vinili (non è un film)

ROMA – Sony Music tornerà a produrre i vinili.
Dopo quasi 30 anni, gli amanti delle “rotelle di liquirizia” potranno tornare ad acquistare il sapore vintage della musica.
Nel 2018, infatti, Sony aprirà una fabbrica in Giappone per la produzione dei dischi in vinile, ferma dal 1989 a causa dell’aumento delle vendite dei CD.
Una scelta, questa, certamente non casuale.
La casa discografica ha notato, infatti, la crescente vendita dei 33 e 45 giri ed ha colto l’occasione per cavalcare l’onda del “ritorno al passato”.
In Gran Bretagna, ad esempio, le vendite di vinili registrate lo scorso anno sono state circa 3,2 milioni, sfiorando i livelli degli anni ‘90 e superando, così, l’introito del digital store.

Il ritorno dei vinili

“Per dirla in parole povere, comprare dischi è un’esperienza fantastica!”, così il fonico della Sony, Kazuo Nada, sul ritorno ai vinili degli ultimi anni. “Ci sono così tanti negozi di dischi a Tokyo che è una vera avventura trascorrere tutto il giorno a rovistare nei negozi per scoprire nuovi dischi da aggiungere alla propria raccolta. C’è qualcosa di magico nel riuscire a trovare un bel disco, letteralmente. Se cerchi una nuova uscita o un pezzo di altri tempi, se lo trovi in un negozio e non lo acquisti subito non avrai mai la certezza di ritrovarlo in un secondo momento. È un mondo fatto di occasioni irripetibili. I vinili stabiliscono una connessione tattile e più profonda con la musica rispetto ai formati digitali. Quando compro un disco usato, riesco a sentire il rapporto che si era creato con chi lo possedeva prima di me”.

Dalle previsioni della società di consulting Deloitte, la vendita dei vinili potrebbe raggiungere il miliardo di dollari entro la fine dell’anno, mentre CD e download digitali accuseranno il successo “del passato”.

Non tutto, però, è facile come sembra. Secondo alcune fonti, Sony avrebbe confessato di aver riscontrato alcune difficoltà nell’ingaggio degli ingegneri esperti nella produzione di vinili: una qualifica che sembra non comparire in nessun curriculum vitae.
Il fascino del ‘cult’ sembra non aver sedotto proprio tutti, soprattutto, i nativi digitali.