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Radiohead, live a Tel Aviv nonostante l’appello dei colleghi per la causa palestinese

ROMA – “Tante parole per un po’ di musica”. Così il leader dei Radiohead, Thom Yorke, ha liquidato le polemiche per il live di ieri sera al parco Yarkon Tel Aviv, a cui hanno preso parte 50mila persone.

La petizione degli artisti inglesi

A nulla è servita la petizione di numerosi artisti britannici che nei mesi scorsi si sono mossi per appoggiare la causa palestinese, chiedendo alla band di Oxford di non suonare in Israele. Tra questi, Roger Waters, Ken Loach, Brian Eno e Mike Leigh. A quattro giorni dal concerto dei Radiohead, il bassista dei Pink Floyd, ha invitato la band di Yorke a cancellare il live anche in una diretta Facebook con il movimento Bds per il boicottaggio Accademico e Culturale di Israele. “La mia risposta alla gente che dice che dovremmo andare là, sederci intorno al fuoco a cantare è no, non dobbiamo. Noi osserviamo la linea del boicottaggio. Chiunque sia tentato a non farlo, come i nostri amici Radiohead, dovrebbe ripensarci” ha detto Waters.

Mike Leigh: “Commenti di Yorke privi di qualsiasi riferimento ai palestinesi”

Al coro di proteste contro l’azione violenta e provocatoria di Israele si è aggiunta anche la voce di Mike Leigh, che nella lettera aperta degli artisti britannici in favore della Palestina, ha scritto: “I Radiohead suoneranno nello stadio di Tel Aviv costruito sulle rovine del villaggio palestinese di Jarisha. È un fatto triste che i commenti di Thom Yorke siano privi di qualsiasi riferimento ai palestinesi che hanno chiesto di non esibirsi in Israele. Mentre manca la luce a Gaza e i malati di cancro palestinesi muoiono perché non sono concessi permessi di viaggio da parte di Israele, mentre un poeta palestinese in Israele vive agli arresti domiciliari per una poesia scritta su Facebook, Thom Yorke parla di ‘attraversare i confini’ e ‘libertà d’espressione’, bisogna chiedere: libertà per chi?”.

Ken Loach: “Decidere se stare dalla parte degli oppressi o degli oppressori”

Forte anche il commento su Twitter di Ken Loach: ” I Radiohead devono decidere se sono dalla parte degli oppressi o degli oppressori”

La ‘provocazione’ del regista non è servita a convincere i Radiohead e il loro frontman che ha sminuito la mobilitazione replicando:”Suonare in un Paese non equivale a sostenere il suo governo. Abbiamo suonato in Israele per oltre vent’anni con diversi governi, alcuni più liberali di altri. Così come in America. Non appoggiamo Netanyahu e tantomeno Trump, ma suoniamo comunque negli Stati Uniti. La musica, l’arte e la cultura attraversano i confini e non li costruiscono, aprono le menti, condividono umanità, dialogo e libertà d’espressione. Credo che questo sia chiaro, Ken”.

I REM dalla parte dei Radiohead

Dalla parte dei Radiohead si è schierato il leader dei REM, Michael Stipe: “Sto con i Radiohead e sostengo la loro decisione di esibirsi. Speriamo che il dialogo continui aiutando a porre fine all’occupazione e portando a una soluzione pacifica”.