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Roger Waters contro Israele, negli Usa chiedono lo stop ai concerti

ROMA – Roger Waters non si è mai nascosto. Non andava d’accordo con Richard Wright, tastierista dei Pink Floyd, non ha esitato ad escluderlo dal gruppo, durante l’incisione di The Wall. Roger Waters non ha mai apprezzato le politiche di Israele e, anche qui, non lo ha mai nascosto: “Ciò che gli israeliani fanno ai palestinesi è simile a quello che gli ebrei dovettero subire nella Germania degli Anni 30”, le sue parole in una intervista del 2013.

L’azione di Waters contro Israele

Tutt’ora il musicista britannico ha continuato nella sua azione contraria a Israele e lo ha sempre fatto pubblicamente. Come quando ha chiesto a esplicitamente a colleghi di non andare a suonare a Tel Aviv, di boicottare Israele durante i loro tour: lo ha fatto con artisti come Neil Young, Bon Jovi e, recentemente, i Radiohead. Proprio per questa sua non condivisione delle politiche israeliane (“La mia risposta alla gente che dice che dovremmo andare la’, sederci intorno al fuoco a cantare è no, non dobbiamo. Noi osserviamo la linea del boicottaggio”), il suo appoggiare evidentemente il movimento palestinese Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds), rischia di fargli saltare due concerti negli Stati Uniti, quelli del 15 e 16 settembre a Nassau, contea di New York.

I leader della comunità ebraica di Nassau contro il bassista dei Pink Floyd

I legislatori della contea e i leader della comunità ebraica hanno chiesto la cancellazione dei concerti a causa del sostegno di Waters al movimento Bds. Questo perché lo scorso anno nella contea di Nassau è stata approvata una legge che vieta alle imprese di fare affari sul territorio se hanno boicottato imprese israeliane o se hanno appoggiato sanzioni proprio contro Israele. Tra il 2010 e il 2013 Waters è stato al centro di grandi polemiche per aver fatto volare un maiale gigante con la stella di David e il simbolo del dollaro durante i suoi concerti.