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2 agosto 1980: 37 anni fa la strage della stazione di Bologna

ROMA – Una bomba alla stazione, esplosa alle 10.25 nella sala d’aspetto della seconda classe. Un sabato mattina d’estate, ai primi d’agosto per di più, che per tanti segnava l’inizio delle vacanze. Ci furono 85 morti e 200 feriti per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. La più piccola aveva 3 anni e si chiamava Angela Fresu, il più anziano era Antonio Montanari, 86 anni. La bomba, composta da 23 chilogrammi di esplosivo, fece crollare un tratto di edificio lungo 50 metri, l’onda d’urto investì il treno fermo sul primo binario e distrusse il parcheggio taxi davanti alla stazione. Da quel giorno sono passati 37 anni e oggi, come ogni anno, la città di Bologna celebra la memoria di quella strage e scende in piazza “per non dimenticare”.

Il ricordo dei familiari delle vittime

Quest’anno, insieme ai familiari delle vittime e a tanti cittadini, in piazza ci sarà anche l’autobus di linea 37, che quel giorno venne utilizzato per trasportare i feriti e poi anche i corpi delle vittime, nascosti alla vista da dei lenzuoli bianchi attaccati sui finestrini, tanto da diventare uno dei simboli della strage. Insieme all’orologio della stazione, che si ruppe e si fermò per sempre. Fu sostituito, ma per scelta venne lasciato fermo alle 10.25, orario dell’esplosione della bomba.

La storia dell’autobus di linea 37

Il mezzo “diventò il simbolo di una città che reagì, spontaneamente e senza nemmeno attendere un attimo, ad una tragedia immane”, affermano le istituzioni e Tper: “Ancora oggi è rimasto nell’immaginario collettivo della città, insieme al boato e alla nuvola di fumo, come l’emblema della strage“. Dopo l’attentato, per poter permettere l’accesso più agevole delle barelle, “furono rimossi sul posto i montanti corrimano presenti in corrispondenza delle porte- si ricorda nella nota- poi ripristinati, in quanto il bus continuò ad essere utilizzato in servizio di linea ancora per lunghi anni“. Del 37, inoltre, “si ricordano i lenzuoli bianchi che furono fissati ai vetri per celare alla vista il carico di tragedia di quello che fu dapprima un improvvisato pronto soccorso mobile, poi, a tutti gli effetti, il primo carro funebre delle innocenti vittime dell’attentato terroristico”, ricordano le istituzioni e Tper.

Il trasporto di corpi e poveri resti dei morti dalla stazione all’obitorio continuò, a spola, fino a notte fonda. E in seguito, per onorare la memoria di quel giorno, “il bus 4030 non è stato mai dimenticato: dopo il suo ‘pensionamento’- spiegano Palazzo D’Accursio, Palazzo Malvezzi e Tper- è stato conservato nel capannone storico di via Bigari, al riparo da agenti atmosferici e da pericoli di danneggiamenti” (anche se, in realtà, almeno per un periodo nel deposito pioveva, tanto che il 37 era stato coperto con un telone di plastica). “La sede, purtroppo, da diversi anni, non è agibile al pubblico, anche se non manca certamente la volontà- assicurano Comune, Città metropolitana e Tper- di far tornare a nuova vita una collezione storica di mezzi pubblici tra le più importanti e affascinanti d’Italia. Questo sarà un tema di lavoro dei prossimi mesi per Tper e per le Istituzioni locali, alla ricerca di una soluzione che possa rendere nuovamente fruibili ai visitatori questi tesori del passato”.

Nel frattempo, Atc prima e poi Tper hanno curato la conservazione dei mezzi con una premura “museale”, si assicura nella nota. Una cura che, tra l’altro, per quanto riguarda il 37 “nasconde un retroscena particolare: diversamente dagli altri rotabili storici, in segno di riguardo e di grande considerazione affettiva, questo bus non è mai stato formalmente dismesso, ma tutt’oggi, seppur non circolante, resta immatricolato e targato come a quel tempo, per conservare la memoria storica di un testimone-simbolo del servizio alla città, nel bene e male, nella routine quotidiana quanto nella tragedia di un giorno”. Tragedia che coinvolse direttamente anche l’azienda dei trasporti: il 2 agosto anche il dirigente Mario Sica, in attesa al primo binario, rimase vittima dell’attentato.