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Università. Il Sant’Anna di Pisa si conferma eccellenza italiana

ROMA – Anche quest’anno la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa è entrata nella top-200 della classifica stilata dalla rivista inglese ‘Times Higher Education’ (THE), che ha pubblicato la 14esima edizione annuale del ‘World University Rankings 2018’, la lista definitiva delle prime 1.000 università al mondo distribuite in 77 Paesi. L’ateneo, al 155esimo posto, si conferma così tra le migliori università del Belpaese.

Sant’Anna di Pisa, il rettore Perata: “La nostra forza è la qualità della ricerca”

“I risultati ci lusingano e ci invitano a fare ancora di più e meglio. La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha ottenuto un posizionamento di rilievo nei ‘World University Rankings 2018’ della rivista inglese ‘Times Higher Education’ con un notevole miglioramento, passando dal 190esimo posto dello scorso anno al 155esimo del 2018. Il ranking è un importante strumento di comunicazione verso gli studenti e le università internazionali. Abbiamo ottenuto questo risultato grazie alla qualità della nostra produzione scientifica, con l’ottima performance in termini di citazioni dei ricercatori su riviste internazionali, e per la nostra capacità di avere rapporti e ricevere finanziamenti dalle imprese per collaborazioni sulla ricerca industriale”. Questo il commento all’agenzia di stampa Dire del rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa Pierdomenico Perata al risultato ottenuto dall’ateneo toscano nei ‘World University Rankings 2018’ della rivista inglese ‘Times Higher Education’.

L’ateneo, assieme alla Scuola Superiore Normale di Pisa, entrano infatti anche quest’anno nella top-200 delle migliori università al mondo e nella top-100 europea, con la Sant’Anna che si aggiudica il primato di miglior ateneo del Belpaese seguita dalla Normale. L’obiettivo di Perata è di migliorare le performance “continuando a fare quello che abbiamo fatto in questi anni: un reclutamento attento di nuovi professori e ricercatori, perché solo attraverso un’accurata selezione si possono migliorare i risultati in ricerca. Vogliamo puntare su maggiore internazionaliazzione, punto debole dell’universita’ italiana- aggiunge il rettore-. La Scuola Sant’Anna può vantare un’ottima presenza di studenti stranieri, ma siamo ancora indietro sui professori stranieri. Per questo lavoreremo per aggiudicarci i migliori cervelli provenienti dall’estero”.

L’ascesa degli atenei asiatici

Un impegno, quello dell’Università Sant’Anna, che guarda ai migliori atenei a livello globale: “Il California Institute of Technology, quest’anno al terzo posto in classifica, è il nostro modello, proprio per le piccole dimensioni e per le caratteristiche di eccellenza nella selezione degli studenti. Anche la Scuola Sant’Anna è una piccola università”. E sull’ascesa degli atenei asiatici Perata chiosa: “E’ un dato atteso da anni. La Cina e gli altri Paesi asiatici- prosegue- fanno investimenti massicci in formazione universitaria e ricerca, perché hanno capito che è solo con questo tipo di politica che si può garantire un aumento del Pil, che per molti Stati asiatici è a due cifre. Una lezione che il nostro Paese non ha ancora capito. L’economia di un Paese è legata alla sua capacità di fare innovazione- sottolinea-, cioè alla capacità delle sue università di fare ricerca innovativa. La ricetta per garantire all’Europa e all’Italia di mantenere la propria posizione nei rankings internazionale e di migliorare le performance, sta nel garantire un maggiore investimento in ricerca e innovazione, passando dalle parole ai fatti con più finanziamenti e meno burocrazia. I nostri atenei ricevono in totale meno dell’1% di quanto l’Italia investe in totale nel suo sistema universitario pubblico. Vale dunque la pena chiedersi- conclude Perata- quali risultati potrebbero raggiungere le nostre istituzioni con un finanziamento piu’ adeguato, come quello che ci auguriamo possa essere concesso a Sant’Anna e Normale quando, con lo Iuss di Pavia, avranno formalizzato la loro federazione”.