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Tutti in ginocchio contro Donald Trump, al via la campagna #TakeAKnee

in ginocchio contro Donald TrumpROMA – Tutti in ginocchio contro Donald Trump e contro le nuove politiche della Casa Bianca. All’appello della campagna #TakeAKnee, letteralmente “Mettetevi in ginocchio”, hanno al momento aderito sportivi e cantanti. La presenza dell’hashtag ha però trasformato la singolare protesta in fenomeno virale.

Tutti in ginocchio contro Donald Trump per dire “no” al razzismo

Le mancate prese di posizione nei confronti dei suprematisti bianchi, i tentennamenti nel condannare gli abusi subiti dai cittadini statunitensi afro americani. Sono questi, insieme alle posizioni sul clima e la, recente, gestione della crisi con la Corea del Nord di Kim Jong-Un, gli atteggiamenti del presidente Donald Trump che proprio non piacciono a gran parte degli statunitensi. Dopo le proteste in piazza di cittadini comuni, ora, scendono in campo i big dello sport e della musica. Se alle ultime serate degli Oscar le parole degli attori contro le politiche della Casa Bianca si sono sprecate, oggi, sportivi e cantanti hanno sostituito i discorsi con un gesto. Il mettersi in ginocchio, da qui la campagna #TakeAKnee.

Tutti in ginocchio contro Donald Trump, la protesta degli sportivi

E’ passato un anno da quando la stella del football Colin Kaepernick – star della National Football League – decise di

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rimanere seduto durante l’inno nazionale americano prima di una partita. “Non voglio alzarmi in piedi e mostrare orgoglio per una bandiera di un paese che opprime le persone di colore. Questo, per me, è più importante del football: ci sono corpi in strada…”. Motivò così Kaepernick, nel corso di un’intervista, il suo gesto. Pochi giorni dopo, prima di un’altra partita e sempre durante l’esecuzione dell’inno nazionale, Kaepernick si inginocchiò. Un gesto clamoroso di protesta costato al giocatore anche il licenziamento dalla sua squadra. Non meno eclatante il solenne rifiuto della star del basket Stephen Curry ad andare con tutta la sua squadra, i Golden State Warriors, alla Casa Bianca.

Le minacce del presidente

La contestazione di Colin Kaepernick hanno colto nel segno tanto da richiedere un commento diretto del presidente. In due diverse occasioni Donald Trump ha fatto riferimento al giocatore. “Se qualcuno si inginocchia e rifiuta il saluto alla bandiera, io gli dico: ‘Sei licenziato!'”, ha detto di recente l’inquilino della Casa Bianca. In un’altra occasione nel mirino è finita l’intera Lega sportiva. “I fan dello sport non dovrebbero tollerare giocatori che non stanno in piedi fieri del loro inno nazionale o del loro paese. La NFL dovrebbe cambiare linea di condotta!”, ha sentenziato Trump.

Tutti in ginocchio contro Donald Trump, la protesta del mondo dello spettacolo

Non solo stelle del basket e del football. Le proteste alle politiche “razziste” di Trump si fanno sentire anche nel mondo dello spettacolo. Stevie Wonder, Eddie Vedder e Pharrell Williams gli ultimi artisti finiti in ginocchio in nome dell’America. Sul palco del Global Citizen festival di New York si è messo in ginocchio Stevie Wonder. “Questa sera, ha detto il cantante, mi metto in ginocchio per l’America: non solo su un ginocchio, ma su tutte e due. Mi inginocchio in preghiera per il nostro pianeta, per il futuro, per i leader del mondo. Amen…”. Chiamato ad interpretare l’inno nazionale prima del match Atlanta Falcons – Detroit Lions allo stadio di Detroit in ginocchio anche il cantante soul Rico LaBelle. In ginocchio e con il pugno alzato proprio come nei 1968 fecero i velocisti afroamericani Tommie Smith e John Carlos nel corso delle premiazioni olimpiche di Città del Messico.

Stesso gesto anche per Eddie Vedder, frontman dei Pearl Jam, al Pilgrimage Festival, a Franklin, nello stato del Tennessee. “Ma che cosa sta succedendo?”, si è chiesto Vedder parlando della politica estera del presidente e della crisi con la Corea. “Come è possibile che sia successo? Ci stai prendendo in giro? Puoi farla finita? Falla finita” ha detto rivolgendosi direttamente a Trump. Sul palco del “Concert for Charlottesville”, teatro degli scontri con i supremastisti bianchi, Pharrell Williams inginocchiandosi ha detto “Si mi voglio inginocchiare in questo momento per le persone della mia città, le persone del mio stato… Ecco cosa rappresenta questa bandiera”.