Quando litigo con i miei genitori sembra proprio che mi vogliano mortificare…

Questo atteggiamento ha causato in me un’ansia continua, ho un’eccessiva attenzione per tutto, quando esco di casa penso a cosa diranno i miei genitori.

Ciao, ho 17 anni e non vivo bene dentro casa mia. Non so bene come spiegarlo ma i miei genitori da sempre, per farmi fare le scelte giuste nella vita, mi minacciavano di rompere il nostro rapporto, ad esempio “se cominci a fumare tradisci la nostra fiducia e con noi hai chiuso!”. Questa “minaccia” valeva e continua a valere anche per le cose banali, esempio: un giorno non passo l’aspirapolvere ed esco: poi quando torno a casa mia madre comincia a dire che non me ne importa nulla di lei, che sono menefreghista, che lei fa la schiava tutto il giorno e io non la aiuto a fare niente. Questo atteggiamento ha causato in me un’ansia continua, ho un’eccessiva attenzione per tutto, quando esco di casa penso e ripenso se ho lasciato qualcosa fuori posto e se così è mi agito e penso per tutto il tempo in cui sono fuori al dialogo che ci sarà tra me e i miei genitori la sera! Mi sento tanto inutile perché cerco di fare del mio meglio, cerco di aiutare, di andare bene a scuola, di far sentire alla mia famiglia che ci sono e non solo fisicamente e nonostante tutto sembra che queste mie volontà i miei genitori non le vedano, quando litighiamo sembra proprio che mi vogliano far sentire tanto in colpa, mi mortificano.. soffro tanto perché mio padre non mi dimostra affetto.. siamo come due sconosciuti dentro casa, lui non è mai stato affettuoso, ma la situazione è peggiorata quando sono ingrassata e sono arrivata a pesare 95 kg.. non riusciva mai a guardarmi in faccia e non mi sentivo a mio agio dentro casa mia.. sono riuscita a dimagrire, sono arrivata a 60 kg, la situazione è leggermente cambiata ma sento proprio un rancore da parte di mio padre nei miei confronti che si taglia con il coltello.. riesco a ricevere un abbraccio (che comunque non è un abbraccio tra padre e figlia ma tra due sconosciuti) solo a Natale, Pasqua e al compleanno. Per quanto riguarda mia madre la parola che mi viene in mente da attribuire al suo atteggiamento quando litighiamo è da vittima.. punta a farmi sentire inutile.. io non riesco a fregarmene e mi sento una persona molto inutile e molto insicura. Grazie per l’ascolto, scusate il modo in cui mi sono espressa ma non so come spiegarmi e sono situazioni in cui non so esprimermi al meglio..

Giulia, 17 anni


Cara Giulia,
non devi scusarti, non ci sono mai parole giuste o sbagliate ma ci sono dei vissuti emotivi che prendono forma e immaginiamo non deve essere stato per nulla facile esporti e condividere con noi una parte così intima, sei stata coraggiosa!
Le immagini sono state molto forti come quella dell’aumento del peso quasi come se il cibo diventasse un mezzo per riempire un vuoto e un senso di solitudine.
L’adolescenza è sempre un campo minato continuo, bisogna fare i conti con i cambiamenti del corpo, il giudizio degli altri, con il senso di appartenenza o di esclusione in un gruppo, con le aspettative dei grandi e il bisogno di autonomie, c’è una grande confusione sulle competenze e i ruoli da assumere dove si è contemporaneamente troppo piccoli e già grandi.
Spesso gli adulti tendono a descrivere l’ adolescente come superficiale, provocatore, irresponsabile, distratto e perso nel suo mondo e incurante del resto. Eppure in questa terra di mezzo dell’adolescenza la provocazione, l’emotività, il senso di onnipotenza potrebbe essere proprio la sfida che voi ragazzi lanciate al mondo adulto per essere sostenuti nella costruzione di una personale identità.
Da quello che tu ci racconti sembri invece una figlia modello, responsabile, attenta anche in casa e non solo per le faccende domestiche.
Per questo non devi sentirti incastrata in un ruolo inadeguato, che ti fa sentire completamente sbagliata. Devi tirare fuori invece le tue risorse e ne hai tante. Non lasciare che le paure e le normali insicurezze alimentino un senso di impotenza, questo è un circolo vizioso alimentato dall’ansia che tende a mantenere una situazione di continua tensione. Nessuno di noi è perfetto, anzi gli errori servono proprio a farci capire cosa davvero vogliamo dalla vita, non sono un numero che classifica la nostra incapacità o inadeguatezza. E non è sbagliato cercare una vicinanza emotiva, perchè sicuramente quella ci fa sentire più forte e protetta.
A volte, sai,  l’amore può trovare diverse forme di espressione e celarsi anche dietro grandi rigidità. Non conosciamo bene la tua storia e quella dei tuoi genitori per cui contestualizzare il tutto non è così facile. Però forse possiamo anche riflettere sul fatto che ogni adulto porta con sè una sua storia fatta di emozioni, paure e anche di grandi difese. Da quello che ci racconti sembra che i tuoi genitori dimostrino una certa rigidità e chiusura emotiva, quasi come se non ci fosse un confronto senza usare una modalità di scontro e distanza. Magari questo è un loro atteggiamento difensivo, a volte parlare di emozioni viene associato al sentirsi fragile, troppo esposti e vulnerabili e quindi diventa più facile usare una corazza rigida e impenetrabile che permette di dare l’illusione di poter controllare tutto e non cadere in errore. Anche se questo spesso ci fa perdere il quadro di insieme.
Non è facile essere figli come non lo è essere genitore, riuscire ad essere presente emotivamente ma dare allo stesso tempo delle regole, sentirsi responsabile nel fare le scelte giusto per il figlio senza incastrarlo nelle proprie aspettative, prepararlo ad affrontare la vita, confrontarsi con la paura di fallire e di sbagliare, e non ultimo anche la difficoltà ad elaborare che prima o poi bisogna separarsi dal figlio. 

Questo non è assolutamente un modo per giustificare la distanza emotiva, anzi le tue richieste sono più che legittime e partono da un dolore importante che va accolto e sostenuto, ma è solo per riflettere insieme su come tante dinamiche siano complesse e come un gomitolo arrotolato ha bisogno di essere sciolto con il suo tempo e le diverse consapevolezze.
Magari in un momento di tranquillità potresti confrontarti con tua madre e raccontarle di come ti senti, di come cerchi di fare sempre il meglio ma sembra che non sia mai abbastanza, e potreste cercare insieme un punto di incontro che rispecchi i vostri linguaggi.
Magari potresti anche informarti se nella tua scuola c’è un sportello di ascolto psicologico, questo potrebbe essere uno spazio utile affinchè ti senta ascoltata e sostenuta soprattutto nella ricerca di nuovi strumenti che ti aiutino a superare questi momenti di difficoltà.
Torna a scrivere se ne senti il bisogno.
Un caro saluto!