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Italia ‘universale’: 3.000 rifugiati in Servizio Civile

Roma – Servizio alla persona, protezione civile, ambiente, patrimonio artistico e culturale, educazione e promozione culturale, tutela dei diritti civili, con riguardo al diritto di cittadinanza e alla tutela delle minoranze.

Saranno i settori in cui saranno attivi i 3.000 giovani titolari di protezione internazionale e umanitaria che nel 2018 potranno partecipare al Servizio civile universale, aperto per la prima volta ai migranti a cui e’ stato riconosciuto l’asilo, la tutela sussidiaria o umanitaria.

Un progetto finanziato con risorse Ue provenienti dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (Fami) per il 2014-2020, dedicate proprio alle politiche di integrazione dei cittadini migranti e messe a disposizione dal ministero dell’Interno e dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’Avviso riguardante i ‘Progetti di servizio civile universale da realizzare anche con l’impiego di giovani titolari di protezione internazionale ed umanitaria’ con scadenza il 30 novembre 2017, e’ stato pubblicato lo scorso 17 ottobre sul sito del dipartimento del Servizio civile e presentato stamattina nella Sala Donat Cattin del ministero del Lavoro a Roma alla presenza di Luigi Bobba, sottosegretario al ministero del Lavoro, Domenico Manzione, sottosegretario al ministero dell’Interno, e Franca Biondelli, sottosegretaria del ministero del Lavoro delegata per l’inclusione, le politiche sociali e l’immigrazione.

Un progetto possibile grazie al protocollo d’intesa firmato lo scorso 31 maggio da Bobba, Manzione e Biondelli, finalizzato allo sviluppo di azioni di promozione dei percorsi di inclusione sociale attraverso attivita’ di impegno civico, e all’accordo quadro stipulato l’8 settembre scorso tra il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il dipartimento della Gioventu’ e del Servizio civile nazionale e il ministero dell’Interno, che ha definito tutti gli aspetti di dettaglio e gli impegni assunti da ciascuna amminitrazione.

L’iniziativa e’ una delle azioni che si inseriscono all’interno della strategia recentemente messa in campo dal Viminale per includere i migranti, per un’integrazione che vada oltre i meccanismi emergenziali: il piano nazionale di integrazione dei migranti. Una novita’ che Bobba definisce come “una forma di diversificazione e allargamento delle opportunita’”, che non rinchiude i rifugiati in un ghetto, ma apre ad un percorso di scambio con le comunita’ accoglienti: “Non volevamo fare un bando dedicato ai soggetti che hanno questo titolo giuridico, perche’ saremmo andati contro la strategia nazionale di integrazione”. Un unico bando, quindi, con cui “la palla viene lanciata agli enti pubblici e privati che stanno predisponendo i progetti, da valutare e attivare nel prossimo 2018”. Una sfida nuova, che pero’ puo’ fare tesoro delle esperienze degli “800 giovani cittadini non italiani gia’ in servizio civile”.

“Dall’analisi delle entrate delle persone straniere che soggiornano e pagano le tasse nel nostro territorio si evince che queste persone dovrebbero avere di piu’ in relazione a quanto danno allo Stato italiano- sottolinea Manzione-. Per questo dobbiamo ricordare che l’integrazione dal punto di vista economico e’ una ricchezza, ma anche un modo attraverso il quale si assicura maggiore sicurezza al nostro territorio”. Una strada tracciata che e’ all’origine dell’intesa con Bobba e “vuole aprire, senza mettere in conflitto e in competizione, i nostri giovani con i giovani soggetti di tutela internazionale”. Un incontro a cui “segue un’attivita’ su tematiche rivolte al sociale” e diventa “il germe migliore per procedere verso un’integrazione che ci metta al sicuro contro ogni effetto di negativo sviluppo”.

Integrazione e sicurezza sono infatti, secondo Bobba e Manzione, due facce della stessa medaglia e due percorsi che il governo sta portando avanti con convinzione. “Credo che sara’ un’esperienza di arricchimento per tutti anche per i nostri giovani per dare un contributo ai nostri cittadini- dichiara Biondelli-. Un protocollo e un accordo che rappresentano un tassello importante, da sviluppare, e fa parte di una strategia piu’ ampia di inserimento nel mondo del lavoro dei soggetti che hanno maggiori difficolta’. Penso anche al lavoro che stiamo facendo sui disabili e, in particolare, sulle donne disabili, particolarmente svantaggiate”. Uno svantaggio che per i rifugiati e’ prima di tutto linguistico, ma che per coloro i partecipanti ai progetti di Servizio Civile verra’ colmato usufruendo degli strumenti messi a disposizione dal piano nazionale di integrazione del Viminale.